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Coronavirus, nei ristoranti un cliente ogni 4 metri quadrati: "Una follia, è il colpo di grazia"

Confcommercio: "Le decisioni le deve prendere il Governo, non i tecnici, e se ne deve assumere la piena responsabilità", appello a Regione e parlamentari umbri

"Il colpo di grazia su un settore già in ginocchio". Il 18 maggio riaprono i ristoranti dell'Umbria. Ma c'è un 'ma' nella fase 2 dell'emergenza coronavirus. Come spiega Confcommercio, il 'ma' è "la misura di 4 metri quadrati che, secondo il Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da Sars-Cov-2 nel settore della ristorazione, dovrebbe essere lo spazio riservato ad ogni cliente che va al ristorante". 

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Una misura battezzata come "follia" da Confcommercio Umbria e Fipe, che chiedono alla Regione Umbria e ai parlamentari di intervenire con il Governo. L’Ufficio Studi Confcommercio prevede la chiusura a livello nazionale di 45.000 esercizi di ristorazione.

“Adottare questa misura – sottolinea il presidente di Fipe Umbria Romano Cardinali – significherebbe ridurre talmente il numero di coperti da rendere del tutto inutile riaprire, e se anche si riaprisse in queste condizioni non si durerà molto. Condanniamo definitivamente a morte un settore, che in Umbria conta quasi 2.600 imprese, già oggi tra i più colpiti e che soffrirà comunque enormemente nella ripartenza, dovendo fare investimenti molto più consistenti e quindi costosi rispetto ad altri per i presidi di sicurezza. Un settore che tiene vive le nostre città e che dà lavoro a migliaia di persone".

La rischiesta è che il parametro dei quattro metri quadrati per cliente, "suggerito dal comitato tecnico venga rimosso dalle linee guida, in quanto del tutto ingiustificato. Comitato tecnico, è bene ricordarlo, in cui non c’è traccia di rappresentanti del mondo imprenditoriale, e le cui decisioni in questo caso appaiono del tutto immotivate e sovradimensionate rispetto alla esigenza di tutela della salute pubblica e di contenimento del contagio, che anche per noi resta l’assoluta priorità. Ma occorre trovare soluzioni che consentano alle imprese di ripartire, con limiti accettabili e sostenibili rispetto alla gestione pre-Covid", conclude Cardinali.

Anche il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni si appella alla politica regionale e nazionale per 'fare pressione' sul Governo Conte: “Le decisioni le deve prendere il Governo, non i tecnici, e se ne deve assumere la piena responsabilità. Avvalorare quanto richiesto dal comitato tecnico per la ristorazione significherebbe non avere nessuna idea di quello che soffre il paese reale e le imprese, decine di migliaia di imprenditori che, anche senza queste previsioni folli, rischiano comunque di perdere tutto".

Per il presidente di Confcommercio "uno spazio di 4 metri quadrati ad utente è del tutto irrealistico e immotivato, tanto più nei tantissimi ristoranti umbri ubicati in locali storici, e quindi di ridotte dimensioni, che non hanno magari neppure la possibilità di spazi all’aperto".

Per Mencaroni basterebbe dimezzare: "La distanza di 2 metri è sufficiente a dare le massime garanzie di sicurezza - spiega - . Chiediamo dunque alla Regione e ai parlamentari umbri di fare pressione sul Governo affinché le linee guida nella ristorazione rispondano sì al principio della sicurezza, ma anche a quello della ragionevolezza e del buon senso. Altrimenti le conseguenze sarebbero devastanti per la nostra economia, le nostre imprese e i nostri lavoratori".

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