Giovedì, 29 Luglio 2021
Economia

Coronavirus, i ristoratori umbri in pressing sulla Regione: "Limitare le sagre"

Il presidente di Fipe Umbria Confcommercio scrive all'assessore Fioroni e al presidente del Consiglio regionale Squarta: "Riproporre le restrizioni dello scorso anno"

Proprio nel giorno della ripartenza dei ristoranti anche al chiuso (oltre che della consumazione nuovamente consentita al bancone dei bar) la Fipe Umbria Confcommercio lancia un appello all'assessore regionale allo Sviluppo Economico e al presidente del Consiglio regionale Marco Squarta sul tema delle tradizionali sagre, i cui organizzatori (insieme ai tantissimi frequentatori) sono a loro volta ansiosi di tornare a una nuova normalità. Due interessi in conflitto, tanto che i ristoratori chiedono alla Regione di affrontare il tema dando seguito agli impegni assunti recentemente, anche su altri temi importantissimi per i pubblici esercizi umbri. L’appello è doppio e in entrambi i casi porta la firma di Romano Cardinali, presidente di Fipe Umbria che nella lettera inviata a Fioroni e a Squarta il presidente dei pubblici esercizi umbri aderenti a Confcommercio chiede un confronto urgente che porti a stabilire per tempo le nuove regole sulle sagre. 

“Oggi facciamo un primo passo verso la normalizzazione che tutti auspichiamo - scrive il presidente Cardinali all’assessore - ma la situazione desta ancora molta preoccupazione tra gli imprenditori del settore ristorazione per i quali, al netto di chi ha già chiuso, la ripartenza è ancora molto fragile e incerta. Ad un anno dall’ultimo incontro, sollecitiamo perciò un intervento della Regione per rimettere in campo anche per il 2021 il provvedimento restrittivo adottato lo scorso anno, che limitava le sagre a soli 4 giorni con l’applicazione rigida dei protocolli in vigore per la ristorazione. Ancora più necessario - ncalza il presidente di Fipe Umbria Confcommercio - l’inizio di un confronto, più volte promesso, con tutti gli attori coinvolti, per la revisione completa della normativa regionale del 2015 sulle sagre". In un momento come questo, secondo la Fipe umbra, "la Regione è chiamata a fare scelte di campo selettive e a decidere se puntare sul consenso oppure sulla salvezza di un settore come quello della ristorazione, che paga le tasse e crea occupazione e che non può permettersi la concorrenza di chi fa oggettivamente lo stesso mestiere, ma a condizioni estremamente più vantaggiose”. 

Un intervento deciso in materia sagre, ma non solo, è stato chiesto anche a Squarta, ricordando gli impegni assunti con la deliberazione regionale del 13 aprile scorso - sottoscritta da tutti i consiglieri regionali, a seguito della manifestazione di protesta degli imprenditori Fipe Confcommercio di fronte a Palazzo Cesaroni - che impegnava la Giunta anche a contingentare il più possibile, pure per il 2021, i giorni di svolgimento delle sagre. Nella lettera inviata al presidente del Consiglio regionale, Cardinali chiede un riscontro sullo stato di avanzamento degli impegni assunti formalmente dai consiglieri regionali con il mondo della ristorazione umbra, soprattutto per quanto riguarda il contingentamento delle sagre, ma anche sull’apertura di un tavolo di confronto con il sistema bancario per agevolare e garantire l’accesso al credito delle imprese, e sulla questione delle imposte locali, soprattutto Tari e Imu, che, seppure sospese, incombono sulle imprese umbre destando forti preoccupazioni.

A questo proposito, la Regione si era impegnata a richiedere al governo trasferimenti compensativi utili a permettere l’abbattimento delle imposte locali. Analogo impegno, per ottenere dal governo un intervento finalizzato all’abbattimento della Siae per i pubblici esercizi. “A quasi due mesi dagli impegni assunti dai consiglieri regionali, non vediamo passi avanti - conclude Cardinali -. Non vorremmo che queste questioni, per noi importantissime, finiscano per passare in secondo piano ora che le attività della ristorazione stanno riaprendo e che l’attenzione della politica si sta spostando su altre tematiche. I problemi dei pubblici esercizi, purtroppo, sono ben lontani dall’essere risolti”.

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