La Regione raccoglie l'allarme dei lavoratori umbri dello spettacolo: "Sarete sostenuti"

Dopo l'emergenza coronavirus il 70% rischia di restare senza lavoro: audizione alla terza commissione per il Coordinamento attrici, attori, danzatrici e danzatori Umbria

Una falsa ripartenza quella del 15 giugno per il mondo dello spettacolo, preoccupato per il futuro dopo la fase più acuta dell'emergenza coronavirus. Le nuove norme anti-covid comportano una drastica riduzione del lavoro e si stima che in Umbria il 70 per cento degli occupati di questo settore rimarrà senza lavoro. Ecco così il Coordinamento attrici, attori, danzatrici, danzatori Umbria ha voluto lanciare un allarme in Regione, ascoltato in audizione dalla Terza Commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presieduta da Eleonora Pace.

PIÙ FONDI - Massimiliano Burini e Carolina Balucani in rappresentanza del Coordinamento, hanno sottolineato che ad oggi non esiste una definizione giuridica del lavoratore dello spettacolo e questo rende difficile l’emersione del lavoro in nero. Una categoria alla quale occorrerebbe riconoscere come minimo le garanzie del contratto collettivo nazionale dello spettacolo. Secondo loro serve un tavolo tecnico permanente di lavoro per instaurare un dialogo permanente con la Regione anche per rivedere e aggiornare la legge regionale ‘17/2004’, che non garantisce una programmazione economica visto che i fondi arrivano a fine anno e non danno una garanzia di finanziamento. Ecco perché andrebbe previsto anche un aumento dei fondi e una loro ripartizione in maniera trasparente, con criteri per la loro assegnazione adeguati alle diversità strutturali dei soggetti che aspirano alla loro aggiudicazione.

UN NUOVO ALBO - I rappresentanti dei lavoratori dello spettacolo hanno chiesto anche di potenziare l’osservatorio della Regione per lo spettacolo, previsto dalla legge 17 e mai attivato, attraverso l’istituzione di un registro per l’identificazione e la valorizzazione dei lavoratori dello spettacolo nati o residenti in Umbria e che qui lavorano, anche per riconoscere loro le necessarie tutele. Particolare attenzione va poi data alla formazione, che attualmente non è regolamentata, fondamentale soprattutto per chi insegna nelle scuole. Inoltre la legge ‘17/2004’ non garantisce una programmazione economica, visto che i fondi arrivano a fine anno e non danno una garanzia di finanziamento. La cultura non deve essere sostenuta ma deve essere un investimento, un volano per lo sviluppo economico e per il turismo.

LE REAZIONI - “Ci sono proposte facilmente realizzabili e da fare insieme - ha detto Tommaso Bori, consigliere del Pd -, anche perché ogni euro investito in cultura ne produce tre. Serve una programmazione triennale e non annuale come ora. Prima dell’emergenza avevamo prestato una mozione sulla quale possiamo lavorare”. Per Andrea Fora (Patto civico per l’Umbria) “il settore occupa oltre 4mila lavoratori dello spettacolo precari. È urgente un intervento post covid, magari sfruttando la linea finanziaria per accompagnare i lavoratori privi di tutele finanziarie. Il rischio è perdere le competenze esistenti”. Paola Fiorono della Lega dal canto suo ha ricordato che “nel bilancio ci sono 2,5 milioni di euro di fondi Fesr per le imprese dello spettacolo e i 7 milioni del Fse per i lavoratori autonomi senza tutela. Ci faremo portatori delle vostre richieste con l’assessore Agabiti, magari organizzando un incontro”.

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LE PROMESSE - A conclusione dei lavori il presidente Elonora Pace ha invece detto che “chi fa dell’arte il proprio lavoro merita gli stessi diritti e la stessa dignità di chi fa altre scelte. L’assessore (Agabiti, ndr) è molto attento a queste problematiche e sono sicura che riusciremo ad organizzare un incontro con lei per affrontare questioni irrisolte da anni con un approccio finalmente costruttivo e pragmatico. Bene il tavolo permanente di confronto, l’intento della Commissione è di sostenerlo come metodo di lavoro cercando di dare risposte circostanziate. Ci sono due  livelli di interventi sui quali lavorare: quelli per l’emergenza dovuta agli strascichi del Coronavirus, e quelli in prospettiva al fine di garantire maggiore sostegno ai lavoratori e alle imprese del settore. Dobbiamo dare la possibilità ai ragazzi che amano questa professione di poterla scegliere liberamente. Ci sono interventi che la Regione può fare e che in passato non sono stati fatti al netto delle risposte che aspettiamo dal governo nazionale che anche per questo settore tardano ad arrivare”.

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