Turismo, Confcommercio e Federalbeghi: "Bene la campagna della Regione, ma servono aiuti"

I presidenti umbri delle due associazioni di categoria lanciano l'allarme: "La strada è tutta in salita"

Dopo la polemica scatenata dal recente report del Ministero della Salute e dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), che metteva l'Umbria tra le regioni a rischio moderato (livello 3), numerose le levate di scudi a difesa del 'Cuore verde d'Italia' considerata peraltro dagli inglesi di 'Telegraph' come "meta ideale per la prima vacanza dopo il lockdown". Nel frattempo ieri (domenica 17 gennaio) è partita la campagna promozionale lanciata dalla Regione sulle principali reti nazionali: immagini suggestive di un'Umbria "bella e sicura", grazie alle sue caratteristiche e ai suoi spazi che consentono un distanziamento sociale naturale. Un'iniziativa che trova il plauso convinto da parte di Confommercio e Feralberghi. "Il messaggio veicolato nella campagna - sottolineano unitamente i due presidenti Simone Fittuccia (Federalberghi Umbria) e Giorgio Mencaroni (Confcommercio Umbria) - risponde perfettamente all’esigenza di valorizzare quegli elementi che, dovendo essere competitivi soprattutto in un mercato nazionale, evidenziano i 'plus' rispetto alle altre regioni. Un primo, importante e apprezzato passo per il rilancio del turismo, che però deve fare i conti con una strada tutta in salita". 

VIDEO La campagna della Regione: "Umbria cuore verde e sicuro d'Italia"

ALBERGHI - E tutta in salita sembra la strada soprattutto per gli alberghi, che in realtà non hanno subito il 'lockdown' ma ne hanno accusato pesantemente il contraccolpo: “Per il settore non si può certo parlare di ripartenza - evidenzia Fettuccia -. Le strutture alberghiere erano già aperte, ma rimangono desolatamente vuote e rischiano di rimanerlo ancora a lungo. Per tornare alla situazione ante coronavirus dovremo realisticamente aspettare non meno di 24 mesi, e teniamo conto che parliamo comunque di un’occupazione alberghiera in anni normali attestata attorno al 35%, quindi non ottimale. Le imprese avevano già il fiato corto e non hanno le forze per sopportare tempi così lunghi di ripresa. Per questo chiediamo al Governo e alla Regione di intervenire con aiuti ulteriori, in primo luogo con il riconoscimento del danno indiretto, che sarebbe un grande aiuto per tante aziende. Molte riapriranno solo dopo il 3 giugno, quando potranno verificare se c’è domanda dal territorio in seguito alla riapertura della mobilità in abito nazionale. Se non si saranno aiuti economici adeguati, che riescano a farle galleggiare e sopravvivere, alla fine dell’anno avremo uno sterminio di piccole imprese. Ci appelliamo al governo regionale, che ha lavorato bene, ma deve continuare a lavorare, specie per garantire l’accesso al credito".

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BONUS VACANZE - Bocciato invece lo strumento del 'Bonus Vacanze' introdotto dal Governo Conte nell'ultimo 'Decreto Rilancio'. "Non è assolutamente adeguato - spieg ancora Fettuccia - perché non permette alle imprese di incassare, ma solo di anticipare per conto dello stato le risorse messe a disposizione del mercato turistico. Bisogna assolutamente che questo decreto venga corretto". Tornando alla campagna promozionale della Regione invece, il presidente di Federalberghi Umbria la considera "l’inizio di un percorso di rilancio che deve fare leva su molti elementi ulteriori. Purtroppo la partenza dell’iniziativa è stata 'minata' dalla classificazione dell’Umbria tra le regioni a medio rischio: giudizio inaccettabile e da correggere subito, perché certo non possiamo essere considerati alla stregua della Lombardia, che ha avuto migliaia di casi e di decessi”.

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CONCORRENZA - Il settore della ricettività alberghiera, insieme ad altri,  deve fare oltretutto i conti anche con problemi significativi rispetto alle linee guida recepite dall’Ordinanza della Regione e che ne disciplinano l’attività. “Chiediamo alla Regione - dichiara Mencaroni - di andare urgentemente alla condivisione di protocolli regionali, rispetto ai quali abbiamo dato ampio contributo di suggerimenti tecnici, per affrontare in modo costruttivo e condiviso le anomalie che rileviamo attualmente, tra cui ad esempio la mancata riapertura dell’extralberghiero, il divieto di utilizzazione del servizio a buffet, l’uso delle piscine e tante altre situazioni che sono contraddittorie e difficilmente gestibili. Il nostro appello è volto a risolvere tutte quelle situazioni che sono di ostacolo ad una riapertura vera, e non solo sulla carta, ovviamente nel rispetto delle misure di sicurezza e con il coinvolgimento degli attori coinvolti. Il rischio tra l’altro - conclude il presidente di Confocommercio Umbria - è quello di avere situazioni diversificate da regione a regione, con una ulteriore penalizzazione dell’Umbria sotto il profilo turistico-ricettivo che certo non ci possiamo permettere”. 

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