Economia

Coronavirus, Decreto ed effetti sull'Umbria: eventi, cinema, teatro e incontri con regole ferree. E fioccano le disdette

Si tratta di un giro di vite mai adottato fino ad oggi e che di fatto riduce ai minimi la vita sociale, culturale dei singoli individui. Danni econimici incalcolabili

La primavera, anche in Umbria, non portava solo l'inizio della bella stagione ma anche tanti eventi culturali e sociali: dalle sagre, al teatro, alle rievocazioni storiche. Con il nuovo decreto del Governo Conte, valido anche per l'Umbria con soli 9 casi di contagio al momento, per un mese almeno tutto rischia di essere rimandato, annullato o andare in scena in forma ridotta. Si tratta di un giro di vite mai adottato fino ad oggi e che di fatto riduce ai minimi la vita sociale, culturale dei singoli individui. Inutile dire i danni economici - ad operatori e indotto - per i vari territori della nostra regione.

Gli eventi si possono fare ma non di massa e solo all'aperto, con regole e responsabilità collettive che hanno un costo altissimo e una resa - di pubblico - bassissima. Da qui le disdette a catena che stanno arrivando e arriveranno in attesa di tempi migliori. Il decreto parla chiaro: "è raccomandato ai comuni e agli altri enti territoriali, nonché alle associazioni culturali e sportive, di offrire attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal presente decreto, che promuovano e favoriscano le attività svolte all'aperto, purché svolte senza creare assembramenti di persone ovvero svolte presso il domicilio degli interessati".

A rischio chiusura anche teatri e cinema se non verrà rispettato a livello strutturale l'ordine di almeno un metro di distanza tra un individuo e un altro. "Gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e  teatrali, svolti in ogni  luogo, sia  pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro". L'ipotesi per tenere aperti questi importanti luoghi culturali e sociali - che danno lavoro a tantissime persone - è quella di limitare i posti in sala, lasciandone diversi vuoti - per rispettare la distanza - in ogni fila. È sostenibile economicamente? Si può fare? Domande al momento senza risposta. 

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