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Coronavirus: sempre più poveri alla Caritas, ma le risorse non sono infinite

In due mesi costante aumento delle richieste di aiuto. L'economista Grasselli: "Ripensare le azioni di contrasto povertà accentuate dal tempo del Covid-19"

A marzo sono state 150 le famiglie perugine che si sono rivolte alla Caritas, all’Emporio della solidarietà, per poter mangiare. Non che prima i numeri fossero bassi, visto che 498 nuclei familiari erano già titolari di tessera ed erano 1.550 le persone bisognose assistite. L’emergenza Coronavirus ha colpito famiglie che riuscivano a tirare avanti in situazioni di normalità tanto da far dire al diacono Giancarlo Pecetti, direttore della Caritas di Perugia-Città della Pieve di “non dover passare dalla pandemia alla carestia”.

La crisi economica e sociale collegata all0emergenza Coronavirus in Umbria, però, sembra aver portato proprio a questo. Basti pensare che a Perugia sono state più di quattromila le richieste per il bonus spesa da parte di famiglie in difficoltà. E nel mese di aprile la Caritas diocesana ha visto aumentare di un altro 30% il numero di famiglie perugine che hanno chiesto aiuto, raggiungendo i 620 nuclei.

“Anche dall’ultimo incontro delle Caritas diocesane dell’Umbria vengono indicazioni di un aumento dirompente della domanda di aiuto, da parte delle più diverse categorie di persone, colpite secondo modalità differenti dagli effetti del Covid-19 - dice l’economista perugino Pierluigi Grasselli, direttore dell’Osservatorio sulle povertà e l’inclusione sociale dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve - la Caritas risponde con un forte impegno offrendo i servizi tradizionali, ma anche innovandoli, seguendo una ‘fantasia della carità’, per far fronte ai bisogni emergenti con la diffusione dell’epidemia”.

Il perdurare dell’emergenza sanitaria, però sta creando delle criticità insormontabili: da un lato l’aumento delle domande di aiuto, dall’altro la “limitatezza delle risorse finanziarie ed umane delle Caritas diocesane – prosegue Grasselli - Difficoltà analoghe, anche se con variabile intensità, si propongono a tutti gli attori pubblici e privati (Regione, enti locali, fondazioni, organizzazioni del terzo settore, associazioni di cittadini) che operano a sostegno della crescente platea delle persone e delle famiglie colpite dalla crisi. E con i quali la stessa Caritas vive occasioni di collaborazione per fronteggiare l’emergenza”.

Per fronteggiare tali difficoltà è necessario “coordinare e calibrare con accuratezza gli interventi dei vari attori” sostiene Grasselli “promuovendo l’attivazione di percorsi personalizzati, con coinvolgimento del terzo settore, nella progettazione sociale e territoriale”. Pensare, quindi, ad un piano di “orientamento e informazione alle persone sulle misure di supporto al reddito – conclude Grasselli - sostegno economico per persone e famiglie non coperte dalle misure esistenti; sostegno psicologico e coinvolgimento in attività lavorative comunitarie; servizi domiciliari per anziani e disabili, con raccordo servizi sociali/terzo settore; 4 supporto ludico-didattico-ricreativo per bambini e ragazzi nei mesi estivi”.

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