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Coronavirus, ristoranti in ginocchio: "In Umbria oltre 500 milioni di perdite in un anno"

Cardinali, presidente Fipe Umbria Confcommercio: "Il nostro settore non ha pace. Non possiamo sopportare altri sacrifici"

Il coronavirus e le misure di contenimento mettono in ginocchio i ristoranti dell'Umbria. I dati del Centro Studi Fipe Confcommercio certificano lo stato di enorme crisi che vive la ristorazione italiana, che in Umbria ha perso nel 2020 548.254.000 di euro di fatturato rispetto all’anno precedente: l’1,5% dei quasi 38 miliardi di perdite a livello nazionale.

“Il nostro settore, pur avendo dimostrato di poter lavorare in totale sicurezza, ha già pagato un prezzo altissimo”, dice il presidente di Fipe Umbria Confcommercio Romano Cardinali.  “Ogni volta che si avvicina la scadenza delle misure restrittive, ne vengono annunciate di nuove e si riparte da zero. Non ne possiamo più, Non è più accettabile che i pubblici esercizi, insieme a pochi altri settori, siano i soli a farsi carico dell’azione di contrasto alla pandemia, che a noi sia richiesto un sacrificio sociale non giustificato dai dati e non accompagnato da adeguate e proporzionate misure compensative".

E ancora: "Noi vogliamo fare la nostra parte, per uscire da questa crisi. Ma i dati parlano chiaro: le nostre imprese sono concretamente a rischio. Il danno economico è pesantissimo; la continua incertezza normativa non ci consente di lavorare con un minimo di programmazione. Siamo stremati e la situazione è estremamente confusa".

Il divieto dell'asporto dopo le 18 è un incubo da scacciare: "Più che ulteriori restrizioni, servono subito misure aggiuntive in grado di dare certezza agli imprenditori e adeguato ristoro alle perdite economiche. Fipe-Confcommercio continuerà a lavorare incessantemente per ottenerle, garantendo nel frattempo ai propri imprenditori il massimo dell’ascolto e del supporto. Poiché la proviamo sulla nostra pelle, condividiamo la frustrazione e anche il senso di spaesamento di tanti colleghi esercenti, che hanno minacciato gesti di protesta radicali. Pensiamo però che violare la legge sia un grave errore, che può trasformarsi in un boomerang per l’intero settore." 

Per Cardinali "il settore è stremato, ma la legalità resta un prerequisito. Le proteste di queste ore sono segnale di grandissimo disagio e sconforto, ma non esporremmo mai i nostri associati, e i nostri clienti, a rischi anche di carattere penali. Continuiamo a lavorare per rappresentare con forza le nostre ragioni".

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