Domenica, 20 Giugno 2021
Economia

Conferenza regionale | L'Umbria è fragile e più povera ma non molla. Parole d'ordine: riconvertire imprese, nuova formazione e innovazione

E' in corso la Conferenza regionale dell’economia e del lavoro (Crel), dedicata a “Umbria - Economia e sociale alla prova della pandemia. Idee e proposte per il futuro”. Le strategie dell'assessore Fioroni, di Confindustra e Legacoop per rilanciare il lavoro e la nostra regione

Non sono gli Stati Generali dell'Umbria - quelli per programmare il futuro da qui ai prossimi 30 anni - ma per la prima volta qualcosa si sta muovendo anche nella nostra regione, dove si prende atto che politica-categorie-sindacati e associazioni devono restare unite per partorire un vero piano anti-crisi e anti-spopolamento per salvare l'economia e l'identità della nostra regione. Da due giorni gli "apicali" stanno partecipando all Conferenza regionale dell’economia e del lavoro (Crel), dedicata a “Umbria - Economia e sociale alla prova della pandemia. Idee e proposte per il futuro”. Un primo passo verso qualcosa più strutturato - come gli Stati Generali - e che sta servendo per capire quali sono i punti deboli - da arginare -, quelli forti - dove investire - e quei settori dell'economia ormai superati dalle tecnologie e dal mercato (dove avviare un'azione di riconversione). 

Ormai lo sanno anche i sassi che la nostra è una crisi lunga: da almeno 12 anni. E che si è sotto il 12 per cento del valore nazionale del Pil. Ma la novità è che il centro italia, cuore dell'identità del Paese, è fuori dagli aiuti previsti per il Sud dove si sta puntando molto su occupazione e grandi opere. Ed è per l'Umbria un ulteriore svantaggio come spiegato alla platea dall'assessore regionale Michele Fioroni: "L’Umbria è una regione che di fatto sta scivolando, come performance, verso il sud con un piccolo, ulteriore elemento di criticità: mentre nel sud sono attivi una serie di strumenti finanziari, le regioni del Centro non sono dotate di strumenti, sia nel Pnrr che nella programmazione nazionale, che possano consentire l’attivazione di nuove economie e di nuove filiere. Il rischio che l’Italia di mezzo, di cui l’Umbria rappresenta la maglia nera, possa essere fuori da certe traiettorie di sviluppo, desta preoccupazione. Per questo nel Pnrr regionale e nelle interlocuzioni con il Governo abbiamo cercato di alzare l’asticella della proposta progettuale dell’Umbria, chiamata a recuperare il Pil perso attraverso nuova economia, confrontandosi con le sue debolezze strutturali". 

La strategia che la Regione sta sostenendo e sosterrà economicamente  - molti i bandi in attività gestiti da Sviluppumbria per conto del Governo regionale - si basa su questi titoli fondamentali: rivoluzione della formazione professionale (pubblico e privato che collaborano per avere un quadro dei corsi realmente utili al mercato globale -, incentivi per le start-up, ricerca e innovazione da portare avanti collegando i privati al grande sapere dell'Università degli Studi, digitalizzazione e rafforzamento della patrimonializzazione delle imprese e infine il coraggio di ricovertire interi settori in crisi che stanno mettendo in ginocchio l'economia dei territori. 

"Riteniamo che l’Umbria - ha spiegato nella sua relazione - può specializzarsi in alcuni ambiti evitando sovrapposizioni con attività fatte da altre regioni. Ritagliandosi quindi un ruolo definito in una strategia nazionale, magari facendo dell’Umbria la terra dei materiali di domani, innovativi e sostenibili. Al centro del Pnrr c’è la sfida della bio economia che abbiamo fortemente individuato nel rilancio del polo chimico di Terni, con la possibilità di attivare filiere integrate nell’ambito della bio economia secondo l’approccio rigenerativo e circolare, che preveda integrazione tra filiere agricole e della chimica e modelli di specializzazione verticale rivolto al mondo della bio economia. Stiamo cercando di attivare sul territorio, attraverso la sfida del Pnrr, della nuova programmazione comunitaria, ma anche presentando al Governo progetti credibili, un nuovo modello economico e una nuova economia".

Umbra regione fragile e con una economia tipica di una regione del Sud: la conferma nel corso della conferenza regionale arriva direttamente anche dal capo di Confindustria Umbra, Antonio Alunni che però ha idee chiare su dove bisogna investire e puntare: "L’Umbria è in uno stato di difficoltà, una regione fragile e vulnerabile, con un andamento economico equiparabile alle regioni del sud. Occorre un’azione decisa di politica industriale per invertire la tendenza, con politiche interregionali ad esempio sulle infrastrutture. Dobbiamo ripartire dal tessuto manifatturiero e industriale. Le linee strategiche sulle quali lavorare sono: innovazione ed evoluzione digitale, la sostenibilità come condizione per la competitività, la cultura di impresa, le  infrastrutture, le riforme della pubblica amministrazione. Occorre imprimere fiducia allA ripresa e lavorare su un atteggiamento positivo”.

Riconversione, il Piano resistenza, una pubblica amministrazione semplificata e in sintonia con i tempi di imprese e cittadini e il sostenere il modello coop: è questa la strategia della potentissima Legacoop Umbria diretta da Dino Ricci; in Umbria il sistema della cooperazione occupa oltre 20 mila persone. "Ci sarà una ripresa, ma non sappiamo quale sarà. Tutte le imprese dovranno affrontare una riorganizzazione. Non tutte le imprese saranno in grado di proseguire, ma l’obiettivo è salvare il lavoro. Il Pnrr è una grande opportunità per la ripresa. Una sfida per tutti, con progetti strategici. Dovremmo evitare che queste risorse vengano disperse in mille rivoli. Il Pnrr dell'Umbria deve avere alcune priorità dove la cooperazione può dare un contributo importante: rafforzamento delle filiere agricole regionali, esperienze per salvare realtà produttive in crisi, rilancio delle aree interne e dei borghi, un nuovo welfare sarà necessario. Si dovrà lavorare per rendere la Pa più vicina alle esigenze delle imprese e dei cittadini. Per le infrastrutture nella nostra regione una delle priorità deve essere il nodo di Perugia a prescindere dalla soluzione tecnica. La transizione digitale va sostenuta". C'è piena sintonia su dove puntare. Un buon presupposto per un piano salva-umbria per i prossimi 30 anni. 

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