I commercianti e artigiani si appellano agli Umbri: "Facciamo squadra: siamo pronti a ripartire, dobbiamo ripartire in sicurezza"

“Il governo non ha ascoltate le ragioni delle imprese, altrimenti non avrebbe fatto scelte incomprensibili: e vi spiego quali"

Una grande coalizione umbra formata da imprenditori e lavoratori, mondo accademico e politica, task-force sanitaria e civile, per fare pressioni sul Governo per far ripartire il motore economico-sociale dell'Umbria che, ogni giorno che passa, rischia di non riaccendersi più come in passato. Uno scenario che provocherebbe disperazione, povertà e spopolamento per la nostra regione. Ma di contro c'è il rischio di una seconda quarantena, un ritorno dei contagi che potrebbe ribloccare tutto.

Commercianti e artigiani, comunque, chiedono una regione unità per ribadire che il 4 maggio si deve riaprire, con tutte le sicurezze del caso, ma riaprire per non morire. L'appello ufficiale porta la firma del numero uno di Confcommercio, Giorgio Mencaroni, che sta raccogliendo da tutti gli associati un grido disperato dopo il decreto del Presidente Conte che rimanda oltre al 4 maggio l'aperture di tutte le aziende e negozi, dopo oltre 50 giorni di fermo. L'Umbria non è la Lombardia o il Piemonte, tutti gli studi scientifici parlano di una regione già pronta al 20 aprile per la Fase 2, la graduale riapertura.

“Tutti gli imprenditori umbri non solo sono pronti a ripartire, ma devono ripartire, certamente rispettando i protocolli di sicurezza che sono già pronti" ha detto Mencaroni “Il governo non ha ascoltate le ragioni delle imprese, altrimenti non avrebbe fatto scelte incomprensibili come quella di far ripartire filiere che evidentemente crede strategiche, ad esempio il tessile o quella dell’auto, fermandosi però ad un passo dalle porte di negozi e autosaloni. Parte quindi manifatturiero e ingrosso, ma non la distribuzione: non ha senso, e finisce per danneggiare anche le prime due componenti della filiera".

Il Governo non ha ascoltato le parti sociali, non ha messo giù un progetto unitario per il commercio, stando alle parole di Mencaroni. "C’è una parte delle nostre imprese – ha aggiunto il presidente di Confcommercio Umbria - che non ha mai smesso di offrire un servizio alla comunità, un servizio che si è dimostrato essenziale e strategico fin dai momenti della massima emergenza sanitaria e della massima preoccupazione. In larghissima parte sono stati i nostri piccoli esercizi di prossimità a svolgere questo ruolo sociale, nelle città come nei borghi più piccoli, dimostrando da subito una grande maturità e consapevolezza, un enorme senso di responsabilità".

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In base a questa esperienza e alla grande capacità di aver saputo gestire, in negozio, l'emergenza sanitaria Confcommercio chiede la stessa fiducia per le altre attività. " Non capiamo perché questo stesso senso di responsabilità non possa essere oggi riconosciuto agli altri imprenditori del settore non alimentare e dei pubblici esercizi, che si vedono allontanare senza motivo la prospettiva di riprendersi dal colpo di avere per due mesi fatturati pari allo zero. La mobilitazione di cui c’è bisogno – aggiunge il presidente di Confcommercio – è giusta e necessaria: parte dalle condizioni sanitarie dell’Umbria per come ci è stata narrata in queste settimane, che sembrava in pole position per la ripartenza. L’Umbria allora può e deve ripartire”.
 

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