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Confcommercio Perugia: 14 misure per superare la crisi delle imprese

A Palazzo Donini, sede della Regione Umbria, si è tenuta il 3 gennaio la conferenza stampa di Confcommercio Perugia, "Stato di crisi per il commercio: 14 misure per traghettare le imprese oltre l'emergenza"

La Confcommercio di Perugia ha tenuto questa mattina una conferenza stampa sullo stato dell’arte del settore legato al commercio in Umbria. I dati riscontrati mostrano un andamento negativo del comparto e in previsione per il prossimo anno, le misure varate dal nuovo governo Monti, in un certo modo incidono negativamente su una delle fasce più sensibili del terziario in Italia.

“Esiste il rischio concreto di chiusura per migliaia di imprese commerciali, che in questo momento non sono in grado di affrontare costi e scadenze”. Così commenta a caldo la situazione del terzo settore in Umbria, Giorgio Mencaroni, presidente della Confcommercio della provincia di Perugia, nel corso della conferenza stampa, alla quale prendono parte anche i membri del consiglio direttivo dell’organizzazione.

“Le liberalizzazioni nel settore commerciale sono partite nel ’98 con Bersani, ora con il governo Monti si vogliono colpire sempre e soltanto le imprese del terziario”. Mencaroni ci tiene a precisare come negli anni il governo abbia sempre adottato misure draconiane per i commercianti molto spesso, come afferma il presidente, attraverso politiche restrittive che hanno penalizzato il settore.

Per questo motivo la Confcommercio di Perugia propone un manifesto in 14 punti dove vengono elencate proposte di intervento e principali attori coinvolti.

Nel dettaglio alcune misure richieste al nuovo governo e alle pubbliche amministrazioni: moratoria delle scadenze fiscali e previdenziali; fiscalizzazione degli oneri sociali per le PMI che hanno subito una riduzione di fatturato; la liberalizzazione così come è pensata penalizza le piccole imprese, alle quali vanno forniti adeguati strumenti per gestire con flessibilità le attività svolte; la manovra Monti manca di politiche forti e specifiche per il turismo; si richiede un’accelerazione nei pagamenti della pubblica amministrazione, con ipotesi di cessione dei crediti alle banche; corretta attivazione della nuova tassa sui rifiuti – RES – che di fatto penalizza commercio e turismo per quanto concerne il pagamento del “vuoto” per pieno; la recente manovra del Governo Monti ha introdotto la totale liberalizzazioni di aperture ed orari di lavoro. Il 78% delle imprese commerciali ha espresso una opinione complessivamente negativa.

Confcommercio Perugia: crisi del commercio



Inoltre, durante la conferenza stampa sono stati rilasciati i dati riguardanti l’andamento del settore commerciale durante il periodo delle festività natalizie. I risultati emersi dall’indagine effettuata su un campione di 130 imprese umbre del commercio, confermano le preoccupazioni degli imprenditori: il 64% degli intervistati giudica negativo l’esito delle vendite relative a Natale 2011 mentre il 22% dichiara un andamento positivo delle vendite. Inoltre, un altro dato interessante è il raffronto fatto sulle vendite del 2010, dove risulta che il 47% delle aziende ha subito nel 2011 un calo sostanziale delle vendite pari al 20% del fatturato. Un altro punto su cui riflettere è quello relativo ai rincari sulle accise e bollette energia, che hanno dato un ulteriore colpo al settore.
 
Per i prossimi saldi la relazione della Confcommercio descrive come solo il 27% del campione ha dichiarato di avere aspettative positive sull’andamento dei saldi inveranali. L’atteggimento negativo è quello più diffuso: il 40% delle imprese infatti dichiara che i saldi non riusciranno a sollevare una situazione di stagnazione dei consumi così importante. Il 34% dichiara invece che non farà alcun saldo, sia per la merceologia trattata sia perché i margini di vendita sono già molto bassi.

Che cosa vogliono le imprese? A questa domanda emerge un malcontento generale nei confronti degli sprechi della pubblica amministrazione, con il 24% che vorrebbe ridurre i costi dello Stato. Ancora più forte è la segnalazione dell’esigenza di ridurre il costo del lavoro e di procedere ad una sostanziale semplificazione della burocrazia, che grava sui costi delle piccole e medie attività commerciali.


 

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