Prestanomi in fuga, zero tasse e conti correnti pieni: scoperti i furbetti cinesi

Potevano permettersi prezzi concorrenziali sul tessile a doppie spese degli italiani: non pagavano le tasse, lavoratori a nero e loro facevano la bella vita. La Guardia di Finanza scopre clan criminale cinese: sequestrati soldi e beni

Non è vizio solo italiano dei nostri artigiani o dei nostri commercianti. La Guardia di Finanza ha intensificato i controlli nelle attività gestite dai cinesi che crescono come numero ma non certo in dichiarazioni dei redditi. In un'attività d’indagine durata quasi un anno i finanzieri della Tenenza di Città di Castello hanno sgominato un’organizzazione criminale composta da cittadini cinese eseguendo a loro carico un sequestro preventivo di crediti e beni di proprietà a garanzia dei denari evasi a discapito dello Stato Italiano.

Il clan aveva un modus operandi ben collaudato: costituivano ditte individuali per il settore della camiceria e maglieria “griffata” intestate a dipendenti, che svolgevano il ruolo di prestanome, i quali dopo poco tempo - generalmente nel giro di due anni - si rendevano irreperibili senza versare nel frattempo le imposte dirette e l’IVA nonché i contributi previdenziali ed assistenziali. Il prestanome era rigorosamente nullatenente.

In realtà è stato accertato che si trattava di di dipendenti assoldati per tale scopo dal vero autore della frode, una donna cinese nota con lo pseudonimo di “Lisa”, la quale teneva sistematicamente i rapporti con i fornitori ed i clienti e in pochi anni aveva accumulato indebitamente ed esentasse ingenti risorse finanziarie con il sistema delle imprese “apri e chiudi”, praticando sul mercato prezzi altamente concorrenziali.

I finanzieri tifernati dopo aver portato alla luce il fraudolento sistema, su disposizione della Procura della Repubblica e del GIP del Tribunale di Perugia, hanno eseguito il sequestro preventivo di cinque conti correnti, un’autovettura di grossa cilindrata, denaro contante e crediti vantati nei confronti di due aziende italiane, per un totale di oltre 140mila euro. 

Inoltre le fiamme gialle tifernati hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Perugia quattro cittadini cinesi per i reati di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e omesso versamento delle imposte per oltre 160.000 euro. Scoperti  sette lavoratori in nero e sospensa l’attività.

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