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Chi ha veramente salvato la Tagina? Gli operai che hanno fatto sacrifici. La politica ha fatto solo il suo dovere

Ben 150 dipendenti che hanno rinunciato a tutto, per mesi, dando tempo ad Azienda, Regione e Governo di trovare una soluzione.

Un teatrino stucchevole si è scatenato non solo sui social ma peggio ancora in un'assemblea regionale dell'Umbria, massimo organo di governo della nostra regione. L'ordine del giorno era: chi ha il merito di aver salvato la Tagina di Gualdo Tadino, una delle aziende più grandi della regione, dopo l'emendamento che porterà in dote la cassa integrazione e i benefici per le aree depresse? Il Pd,gli alleati e i sindacati da una parte, il movimento 5 stelle dall'altra con il Ministro Di Maio in prima linea nel ribadire il ruolo fondamentale del Governo del "cambiamento" sulla questione. In mezzo c'è anche la Lega che insieme all'onorevole Caparvi si è spesa per fare pressioni sul Ministero e sul Governo. Tra i contendenti sono volate parole grosse.

Quel "Ministro Pinocchio" affibbiato a Di Maio non è il massimo da parte di chi deve rappresentare i cittadini umbri, ma c'è da dire che in passato il Movimento 5 Stelle non disdegnava qualche colpo di clava piuttosto che di fioretto. Un teatrino, si sarebbe detto ai tempi del Berlusca imperante. Ma chi ha seguito, come noi, la vicenda Tagina - 150 posti di lavoro in bilico e altrettanti dell'indotto - può dire senza motivo di smentita che i veri protagonisti di questa salvezza sono gli operai Tagina. Hanno difeso fino allo strenuo il proprio posto di lavoro, la propria qualità della vita e anche quella azienda che sentono come casa. Non si sono limitati a fare proteste, picchetti e passaggi sui media locali e nazionali. Hanno resistito a tanti mesi senza stipendio mettendo a rischio prestiti, mutui, rate delle auto, iscrizioni universitarie e i libri scolastici dei figli. Con dignità hanno bevuto questo amaro calice fino alla vendita dell'azienda.

Purtroppo però quello era solo l'aperitivo. Senza cassa integrazione erano pronte a partire le lettere di licenziamenti per 50 persone considerate esuberi. E quindi hanno accettato anche  ferie forzate non pagate. Il tutto mentre gli stipendi arretrati si accumulavano. Hanno resistito e vinto. Con la cassa intregrazione mista allo stipendio relativo alle ore lavorare effettive avranno un reddito, non da favola, ma un reddito per ricominciare. L'azienda potrà così senza licenziare iniziare ad applicare il nuovo piano industriale per rilanciare il marchio Tagina sui mercati internazionali. Chi ha vinto? Chi ha salvato il salvabile? Gli operai e dipendenti che hanno percorso questo calvario. Gli altri, i politici, hanno fatto solo l'obbligo loro: quello di tutelare il lavoro e trovare soluzioni per evitare i licenziamenti. Questa è la verità. 

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