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Lavoro, è crisi senza fine in Umbria: cassa integrazione record ad agosto

I dati della Cgil sulla CIG al mese di agosto, confermano il trend negativo. Confrontando il periodo gennaio-agosto 2012 con lo stesso periodo del 2011, il ricorso alla CIG aumenta del 41%, mentre a livello nazionale è del 9,6%

I dati dell’osservatorio nazionale della Cgil sull’andamento della Cassa integrazione, aggiornati al mese di agosto, confermano che la crisi dell’apparato produttivo, del settore del commercio e dei servizi è sempre più pesante in Umbria. Infatti, confrontando il periodo gennaio-agosto 2012 con lo stesso periodo del 2011, il ricorso alla CIG aumenta in Umbria del 41%, mentre l’aumento medio nazionale e del 9,6%.

Questo dato, che testimonia un peggioramento costante della situazione del nostro tessuto produttivo e del sistema dei servizi, è confermato dal fatto che l’aumento dell'Umbria è di gran lunga il più alto tra le regioni del centro-nord e a livello nazionale è secondo solo alla Sicilia, dove l’aumento della CIG è del 74%, mentre la Basilicata ha un aumento percentuale simile a quello della nostra regione.

I lavoratori coinvolti dalla CIG nel mese di agosto 2012 sono 28.969 di cui 18.840 nella cassa in deroga. L'Umbria si conferma così la regione italiana con la più alta percentuale di ricorso alla cassa in deroga, quasi il 70%. Elemento che mette in evidenza l'assoluta necessità del rifinanziamento di questo strumento per il 2013, senza il quale la coesione sociale della nostra regione subirebbe un colpo pesantissimo e del tutto inaccettabile.

Per quanto riguarda, infine, i lavoratori in cassa integrazione a 0 ore, ad agosto risultano essere 14.475 di cui, anche qui, 9.425 nella cassa in deroga.

Il dato sulle procedure fallimentari. Come se non bastasse un altro dato mette in evidenza l’estrema precarietà del tessuto produttivo dell'Umbria: secondo il Cerved Group, l’insolvency ratio, ovvero il numero di procedure fallimentari aperte ogni diecimila imprese, è nella nostra regione ad un livello record (9,2 fallimenti ogni 10mila imprese, contro una media dell’Italia pari a 5,5).

Secondo la Cgil, di fronte a questa situazione, "dove al contrario di quello che sostiene il nostro premier Mario Monti, non si vede la luce in fondo al tunnel, occorre una diversa politica economica antirecessiva basata sullo sviluppo e su un piano straordinario per il lavoro e per l’occupazione".
 

 

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