Boom di morosità, persino l'affitto della casa popolare diventa un peso insostenibile per tante famiglie

La crisi economica e la disoccupazione in Umbria è talmente forte che non solo le famiglie non riescono ad acquistare una prima casa... ma è un lusso anche mantenere l'alloggio popolare ad un affitto basso

"L’analisi dei bilanci sia dell’ultimo quinquennio che decennio mostra un fenomeno in forte aumento, quale quello della morosità, che deve trovare misure strutturali, anche a livello regionale, pena la mancanza di operatività economica dell'Ater". L'ammissione porta la firma del presidente dell'Ater Umbria Almadori nel giorno del bilancio di fine ciclo dell'ente che gestisce l'edilizia residenziale pubblica. La crisi economica e la disoccupazione in Umbria è talmente forte che non solo le famiglie non riescono ad acquistare una prima casa o ad ottenere in locazione a prezzi di mercato un appartamento - da qui boom negli ultimi 5 anni di richieste di alloggi pubblici - ma non si riesce neanche più a pagare gli affitti calmierati o a prezzi sociali (da 50 ai 250 euro) per un alloggio popolare.

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La morosità tra gli aventi diritti, specialmente anziani soli con pensioni minime e chi ha una famiglia con due o più figli a carico, è talmente diffusa da mettere a rischio la liquidità per manutenzione e altri investimenti. L'Ater per tutelare i poveri veri e non i furbetti ha istituito "bandi per la morosità incolpevole, nuovi accordi con i sindacati degli inquilini, l’attivazione della gestione sociale, il necessario ausilio per l’introduzione dell’ISEE quale parametro per il calcolo del canone di locazione sono state le principali misure che sono state messe in campo nei confronti dell’utenza ATER che, deve essere ricordato, sono e devono rimanere al centro di ogni iniziativa aziendale". Attualmente l'Ater Umbria gestisce 10 mila unità immobiliari, di cui il 90% è rappresentato da alloggi a canone sociale o concordato con un bacino di oltre 25 mila persone. 

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