Economia

L'occhio della Corte dei conti sul bilancio regionale: trasporti, sanità, ricostruzione e licenza di pesca gratis per i disabili

Approvato il rendiconto regionale, ma i giudici contabili indicano i settori nei quali intervenire per i prossimi anni

La Corte dei conti ha dato il via libera al giudizio di parificazione del rendiconto annuale della Regine dell’Umbria, pur individuando alcune aree rischio. A partire dalla mancata rendicontazione, precisa, dell’ammanco dovuto all’esenzione della categoria dei portatori di handicap dall’obbligo di licenza di pesca sportiva. Secondo la Regione sarebbe 10mila euro in meno all’anno, per la Corte dei conti 9.600 euro.

Per quanto riguarda il rapporto crediti-debiti è stato raggiunto un equilibrio di bilancio di 88.101.416,65 euro, “determinato dai risultati positivi sia della gestione corrente (€ 82.129.640,17) sia della gestione in conto capitale (€ 5.971.776,48)”.Nei residui attivi pesa il “debito/credito con le società partecipate e gli enti”: “minori crediti della Regione rispetto ai debiti dichiarati da tali organismi per € 14.965.477,53, di cui € 10.906.144,67 riferiti alla differenza tra il debito complessivo di Umbria T.P.L. e Mobilità S.p.A. (pari ad € 11.114.791,06 per residua anticipazione di liquidità da restituire rateizzata nel corso del 2018) e l’importo dello stesso esigibile nel 2019, pari ad € 208.646,39 e non incassato, che corrisponde alle rate in scadenza nei mesi di novembre e dicembre 2019, regolarizzate nei primi mesi del 2020”.

Per quanto riguarda l’organizzazione dell’amministrazione regionale, “occorre segnalare la persistenza di alcune criticità già considerate negli esercizi precedenti” e che si possono tranquillamente chiamare “eccessivi costi della politica”, legati agli incarichi afferenti alle “strutture di supporto” degli organi politico-amministrativi dell’Ente. Il bilancio si basa sulla legislatura 2015-2019 (cioè quella Marini caduta anzitempo, ndr).

In Regione le posizioni organizzative “rappresentano circa il 27% della dotazione organica del comparto (come nel 2018) ed il 47% delle unità di personale di categoria D a tempo indeterminato (44% nel 2018)”. La Regione ha ricordato che è già stata fatta una riduzione da 247 a 243 posizioni interne e c’è “l’intenzione di procedere ad una revisione più significativa degli assetti di microorganizzazione”, ma che non si è potuto procedere “vista anche la fine anticipata della legislatura regionale e la sospensione/rinvio dei relativi interventi alla successiva amministrazione regionale”, oltre al blocco del turn over.

Questione sanità. La Regione Umbria “anche per il 2019 si è collocata tra le prime cinque regioni benchmark, eligibili per la definizione dei costi e dei fabbisogni standard regionali per il riparto del Fondo Sanitario 2019”, pur conservando “profili di inadeguatezza, in buona parte già segnalati in occasione dei giudizi di parificazione per gli anni precedenti” sulla spesa sanitaria, sul personale e sulla gestione degli immobili e delle nuove strutture.

Il trasporto pubblico regionale e locale dell’Umbria è la seconda voce di spesa, dopo la sanità, ed è un settore “fortemente influenzato dall’emergenza sanitaria Covid-19”. Pesano i “debiti pregressi maturati, per una somma complessiva di 45,82 milioni di euro” relativi alla ex Umbria mobilità. Debiti che sono stati pagati già nel corso degli esercizi finanziari 2017 e 2018 con il contributo straordinario erogato dallo Stato. La Corte dei conti registra “il permanere del ritardo nell’avvio dell’operatività dell’Agenzia” unica di trasporto, condizionato dalla “definizione dell’accordo con gli istituti di credito inerente il piano di ristrutturazione dei debiti”.

La Ferrovia Centrale Umbra ha accumulato nel tempo un notevole ritardo circa gli interventi di ammodernamento e potenziamento infrastrutturale e tecnologico e “a fronte dei 69 milioni di euro - destinati per la maggior parte agli interventi sulla ex Fcu - risultano impegnati solamente 17,7 milioni di euro, peraltro effettuati nel precedente esercizio 2018”.

Capitolo ricostruzione post sisma, infine: la Regione ha emesso i “Contributi Autonoma Sistemazione – C.A.S.” (€ 64.733.006,38), contribuito alle “Soluzioni Abitative di Emergenza – S.A.E.” (€ 43.002.502,19), realizzato le “Opere di urbanizzazione per S.A.E. - M.A.P.R.E. - Scuole - Container ed altre strutture modulari” (€ 37.374.791,12), le “Sistemazioni alloggiative alternative” (€ 15.677.079,34), le “Misure provvisionali” (€ 17.821.487,83), le “Strutture temporanee per attività economiche e produttive” (€ 11.916.837,57) e i “Moduli temporanei per stabulazione, alimentazione e mungitura animali - conservazione latte” (€ 11.640.877,08).

Quanto alla ricostruzione privata sia per i danni lievi sia per danni pesanti al 31 dicembre 2019 risultavano presentate 1.779 pratiche di cui 757 accolte, 86 respinte perché inammissibili e 936 in istruttoria. Di queste ultime: 343 (36,6%) risultano presso l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (USR) per la preistruttoria amministrativa e per l’istruttoria contributiva; 326 (34,8%) sono presso i Comuni per il rilascio del titolo abilitativo e per il controllo della conformità edilizia/urbanistica; 267 (26,6%) sono presso i professionisti a cui è stata richiesta l’integrazione. Per la ricostruzione pubblica, alla medesima data del 31 dicembre 2019, risultavano assegnati all’Umbria circa 300 milioni di euro (che coprono solo in parte le esigenze di recupero complessivo del patrimonio pubblico danneggiato) e finanziati 342 interventi per complessivi € 298.422.749,27. I fondi liquidati sono pari a “€ 22.119.219,59, corrispondenti al 9% circa delle risorse assegnate (€ 240.431.419,84)”.

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