Economia

Aeroporto dell'Umbria e rilancio, le proposte: "Modello Umbria Fiere e investimento da 20 milioni"

Intervista l’architetto Luigi Fressoia, presidente della sezione perugina di Italia Nostra

Per l’aeroporto di Perugia serve la “cura Umbriafiere”. Fra Aeroporto San Francesco e Umbria Fiere tante analogie e… qualche differenza. Questione di piccioli. E di chi li mette. Ci suggerisce la riflessione l’architetto Luigi Fressoia, presidente della sezione perugina di Italia Nostra.

Ricorda Fressoia: “Umbria Fiere, fondata dall'ex sindaco di Bastia umbra, Ludovico Maschiella, già da molti anni è diventata la fiera di riferimento più importante del Centro Italia”.

Grazie a quale congiuntura favorevole, è potuto accadere questo “miracolo”?
“Semplicemente, grazie alla sua posizione baricentrica nel centro Italia”.
Dunque, cosa c’entra l’aeroporto? 
“La stessa cosa potrà, e dovrà, avvenire per l'aeroporto”.

Muovendosi su quali direttrici?
“L’esperienza della Fiera può indicare la strada da seguire. Si tratta, innanzitutto, di indire un convegno sulla questione, invitando a tale dibattito i diretti responsabili: cioè la regione, i sindaci e la Camera di Commercio”.

Insomma: ripetere un percorso già sperimentato o ci sono diversità?
“Invero, una diversità c’è. E di non poco conto”.
Quale?
“Mentre alla Fiera, una volta realizzato l'impianto, gli espositori (macchinari agricoli, allevatori, prodotti locali, vivaisti…) si son fatti avanti a spese proprie, decretando, così, il migliore luogo per la sua posizione baricentrica. Al contrario, il nostro aeroporto ha offerto solo la posizione BARICENTRICA, ma avrebbe bisogno, analogamente, di investimenti per attrarre le compagnie aeree. E qui, al momento, pecunia deficit”.

E i soldi, allora, chi li dovrebbe mettere?
“Gli ‘espositori’, cioè, in questo caso, le società di linee aeree. Ma, a causa di costi piuttosto importanti, sarebbe opportuno attivare consistenti finanziamenti regionali a perdere, per almeno tre anni, al fine di innescAre un ‘miracolo’ del tutto simile a quello del centro fieristico. Credo che l'analogia sia azzeccata”.

Quanto si tratta di tirar fuori?
“L'aeroporto San Francesco deve essere ricapitalizzato. Il bilancio del 2020 si è chiuso con1,6 milioni di perdite, a fronte di spesa pubblica di circa 5 milioni per una quantità traballante di linee europee e nazionali (Malta, Catania, Bucarest, Stansted e diverse altre, attive solo per pochi mesi).
Invece con l’investimento consistente che peroriamo (circa 20 milioni/anno per tre anni), l’aeroporto riuscirebbe a mostrarsi inequivocabilmente – nei confronti delle compagnie – come riferimento principale dell’intero Centro Italia, consentendo poi di recuperare l’investimento effettuato”.

Così si potrebbe risolvere il problema, conferendo piena funzionalità all’aeroporto umbro?
“Sì; mentre la scelta del nostro aeroporto, operata da British Airways, dimostra che il S. Francesco ha le caratteristiche di base necessarie, la nostra proposta serve per massimizzarne l’appetibilità, analogamente a quanto avvenuto per il Centro Fiere. Di certo, sarebbero soldi ben spesi”.

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