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ACQUA MINERALE IN UMBRIA Si imbottiglia sempre di più: ma si licenzia di più

Il rapporto delle acque minerali e delle terme dell'Umbria parla chiaro: rispetto al resto del Paese cresce l'imbottigliamento e la vendita ma stagionali e dipendenti fissi calano. Lo stesso vale per l'indotto. Ecco tutti i dati dellos fruttamente di un bene comune

Le acque minerali in Umbria hanno diviso e forse sempre divideranno per via dei canoni - solo un milione di euro all'anno - di sfruttamento di un bene comune considerato troppo bassi rispetto al prezzo del singolo metro-cubo d'acqua imposto alle famiglie per l'acqua corrente. Ma nelle intenzione della Regione "i marchi dei signori delle acque minerali" possono essere anche un veicolo per il turismo: infatti su tutte le etichette (19) sarà messo il marchio made in Umbria; in segno di un ambiente ancora sano. Però il nuovo rapporto sulla produzione apre un nuovo dibattito: in Umbria si continua ad imbottigliare sempre di più nonostante il dato nazionale che parla di una diminuzione.

Ma se si imbottiglia di più si assume sempre di meno: erano 361 gli occupati diretti nel 2010 ora ce ne sono  24 in meno. Ma a questi vanno aggiunti i piccoli padronunci rimasti a piedi e stagionali non più richiamati. La produzione però è cresciuta del 2 per cento in più. Ma c'è di più: nonostante gli investimenti e il rilancio del settore termale anche in questo caso il lavoro latita anzi diminuisce. 

Anche per il settore termale, nota dolente è quella dei livelli occupazionali: la relazione "fotografa" una diminuzione del personale impiegato nei due stabilimenti che, pur essendo aperti tutto l'anno, registrano il massimo di presenze nel periodo marzo-ottobre. In questi mesi, gli occupati diretti raggiungono un massimo di 35 tra personale medico e paramedico e 30 tra inservienti ed altre figure. A questo personale va aggiunto quello impiegato nelle altre attività connesse: entrambi gli stabilimenti, oltre a fornire le cure termali, sono dotate di strutture ricettive per il soggiorno e la ristorazione, per una vera vacanza all'insegna del "benessere".

SETTORE E AZIENDE - Le acque umbre poste in commercio, secondo quanto emerge dalla relazione, sono 19, a fronte delle 317 presenti sul territorio nazionale; sono dieci gli stabilimenti di imbottigliamento (176 quelli sul territorio nazionale), presenti a Gualdo Tadino, San Gemini, Orvieto, Nocera Umbra, Acquasparta, Cerreto di Spoleto, Gubbio, Foligno, Sellano, Massa Martana, Scheggia-Pascelupo. Il patrimonio delle acque minerali si sostanzia in 17 concessioni e dieci operatori del settore.

LA PRODUZIONE CRESCE - Il triennio preso in considerazione si caratterizza per un ulteriore aumento di produzione di acque imbottigliate, in controtendenza rispetto al dato nazionale. Si passa dai circa 1.248 milioni di litri del 2010 a oltre 1.365 milioni di litri del 2012, anno in cui la crescita è stata del 2 per cento. A causa della crisi economica, sono i produttori che si rivolgono al mercato di primo prezzo a incrementare i propri volumi. Le acque posizionate in fascia alta di mercato scontano le difficoltà economiche in cui versano i consumatori che, anche non rinunciano al consumo di acqua minerale, scelgono prodotti più economici.

LAVORO, CHIUSURE E SALVATAGGI - "Il 2013 si è rivelato un anno duramente complicato - ha sottolineato l'assessore Silvano Rometti - Aziende storiche, quali Sanfaustino e Tione, hanno attraversato un periodo di fermo produttivo, superato con l'ingresso di nuovi proprietari, mentre per la Sangemini ci sono importanti manifestazioni di interesse che auspichiamo in tempi brevi si concretizzino definitivamente nel passaggio di proprietà necessario per uscire dalla crisi aziendale. L'Assessorato all'Ambiente, cui spetta la concessione dell'autorizzazione all'utilizzo delle acque minerali sulla base di un piano industriale ed economico - ricorda - segue con particolare attenzione lo stato delle trattative. Tutte le strutture regionali sono impegnate a sostenere lo sviluppo produttivo e occupazionale di queste e delle altre aziende del settore, di grande importanza per l'economia dell'Umbria".

IL FUTURO: LE TERME - Per spronare ripresa e sviluppo, agli investimenti per interventi di tutela e salvaguardia del patrimonio idrominerale e termale, con risorse assegnate ai Comuni, la Regione ha aggiunto interventi mirati per il recupero di sorgenti di acque termali chiuse da anni e due marchi istituzionali, "le acque dell'Umbria" per la promozione delle acque minerali imbottigliate ed "essere bene" per le acque termali. "Puntiamo sulla maggiore promozione delle acque minerali e termali del 'cuore verde d'Italia' sull'intero territorio nazionale - afferma Rometti - A questo scopo è stata anche costruita una App per I-phone e I-pad, nell'ambito del progetto di comunicazione 'Umbria App', dedicata al settore delle acque minerali e termali. Oltre a spiegare le caratteristiche di ciascuna acqua minerale o termale umbra, consente di individuare i territori in cui queste acque sgorgano e di visitarli in un viaggio virtuale".

Quanto alle acque termali, il patrimonio regionale e il suo sfruttamento è rimasto invariato rispetto al 2009. Negli stabilimenti di Fontecchio (Città di Castello) e delle Terme Francescane a Spello, nel 2010 i curandi sono stati 14.908, saliti a quasi 16mila nel 2011. Nel 2012 si è scesi a 15.550, di cui 9806 nelle Terme francescane e 5744 in quelle di Fontecchio, che hanno registrato un forte calo a causa della sospensione dell'attività ricettiva connessa.

Continua ad essere maggiore la presenza nelle terme di Fontecchio di curandi da fuori regione, mentre le Terme francescane fanno registrare anche un discreto numero di presenze dall'estero (29 nel 2010 e 18 nel 2011) sicuramente per la vicinanza ad Assisi e ai luoghi del turismo legati a San Francesco. Alle Terme francescane continua, inoltre, ad essere sostenuto il numero di presenze da fuori regione. Gli utenti umbri tra il 2010 e il 2011 rimangono invariati per lo stabilimento di Fontecchio, mentre mutano con un leggero segno positivo per le Terme francescane.

Tra quelli che provengono da oltre confine, sono attratti dalle terme umbre soprattutto quanti risiedono nelle regioni limitrofe quali Toscana, Lazio ed Emilia Romagna. Regioni di buona cultura termale che rappresentano un'offerta importante nel settore, si evidenzia nella relazione, a dimostrazione della bontà dei servizi offerti in Umbria.

L'analisi del dato sulle cure effettuate nelle due strutture termali, inoltre, mostra come, nonostante le proprietà e le cure autorizzate siano analoghe, l'attività prevalente delle Terme francescane è quella relativa alle cure inalatorie, mentre a Fontecchio si effettuano pure molte fangoterapie e bagni. Le cure erogate privatamente, fuori dalle convenzioni sanitarie attivate dalle due terme, nel complesso rappresentano più del 29 per cento di quelle totali.

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