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Funziona la caccia alle bombolette selvagge, ma all'appello manca un gruppo di "infaticabili" writers

L’identificazione dei writer funziona come le ciliegie: una tira l’altra. E Perugia ne è la prova lampante

L’identificazione dei writer funziona come le ciliegie: una tira l’altra. E Perugia ne è la prova lampante. Auguriamoci che continui così. Chi ricorda più Red, l’imbrattatore, preso con le mani (anzi le “bombolette”) nel sacco, insieme a due minorenni e condannati– ci riferiscono fonti accreditate – ai servizi sociali? Eppure c’è stato un periodo in cui fu dominus incontrastato dell’imbrattamento cittadino, di edifici pubblici e privati, finendo addirittura nel bel libro del compianto Armando Alberati “A Perugia anche i muri parlano” cui il cronista prestò immagini e consulenza.

Poi ve ne sono stati altri, di malandrini: come quello che vergava su serrande e pareti la scritta “Sangue”. Quindi ci fu la modalità nuova di “Solo odio” che, prudentemente, affiggeva manifestini già fatti (con frasi di Battisti) e se la dava a gambe. Me ne interessai e ne ricevetti qualche mail in cui l’anonimo graffitaro spiegava che “solo odio” era un messaggio pacifista (!). Poi, come altri suoi compari, è sparito nel nulla o ha fatto addirittura una mostra al Caffè Morlacchi, nella piazza omonima. È recente l’identificazione di Mask, un altro anonimo, ora identificato con nome e cognome.

Ci si chiede: ma glieli faranno pagare i danni a questi qua? Recentemente, un lettore di Perugia Today mi ha scritto per conoscere quali modalità seguire per chiedere il rimborso dei danni all’ultimo catturato. L’ho rimandato al patrocinio di un legale. Ora va di moda FCU, sigla che, nel linguaggio giovanile sta per “fanculo”. L’esortazione è però reversibile. Perugia Today è in grado di sostenere che non si tratta di un solo elemento, ma di più persone associate.

Ne fanno fede diversi elementi. Il primo è il fatto che FCU realizza scritte di imponenti dimensioni (vedi liceo Alessi, mensa universitaria di via Pascoli, cva dei Rimbocchi, parete del tribunale lungo via XIV Settembre). Alcune scritte, come quella al cva, sono elaborate e richiedono tempi lunghi, incompatibili col “mordi e fuggi”, tipico della categoria.

Proprio qui, ma anche in  altri casi, il gruppo ha lasciato le proprie firme, sebbene camuffate con lo pseudonimo d’arte: Sbellius, Lapeste, Nemok, Zenkosta, Clint, Vintz, Neko, Mera. Nel sottopasso di via XIV Settembre – dopo che la scritta al tribunale è stata coperta – resta traccia di questi nomi: otto, per l’esattezza. Agli esperti il compito di beccarli. Ma il fatto che  siano parecchi è fuor di dubbio.

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