Dossier Violenza sulle donne in Umbria. Il ruolo dei media, i centri anti-violenza e il nuovo protagonismo femminile

I fatti di cronaca sulle violenze, aggressioni e purtroppo femminicidi sono sempre più al centro della cronaca. Perugiatoday.it ha raccolto il parere di Liberamente Donna e del dipartimento di genere della Cgil sulla strategia e sul linguaggio da adottare in rispetto di chi è vittima di violenze

Foto tratto da VicenzaToday.it

Tutti i giorni, spesso dietro le mura domestiche, si consumano sconosciuti drammi che vedono il genere femminile vittime di una cultura patriarcale indifendibile. Storie drammatiche che alimentano il fenomeno della violenza sulle donne a Perugia e che aprono mille dibattiti sulle strategie da apportare per arginare una piaga vergognosa della nostra società e che porta, troppo spesso al femminicidio. Sulla situazione in Umbria e su come affrontarla su perugiatoday abbiamo ascoltato doppia voce i contributi di Liberamente Donna - per voce di Sara Pasquino - e della sindacalista Vanda Scarpelli del dipartimento Cgil politiche di genere.

VANDA SCARPELLI (CGIL) - "Intanto una piccola premessa. E' importante il ruolo della stampa e dei media nel mandare i messaggi giusti e con un linguaggio adeguato. Abbiamo bisogno perchè spesso, seppur involontariamente, si tende o a sottovalutare il fatto oppure quasi a "normalizzarlo" anche se nella violenza non c'è mai nulla di normale o di dovuto. E' pericoloso questo eventuale uso della comunicazione. La violenza sulle donne è frutto di retaggi culturali di un dominio patriarcale che continua ad essere agito. Riconoscere la violenza sulle donne e stigmatizzarla oltre che combatterla con ogni azione anche comunicativa è un impegno collettivo che non può essere da nessuno dimenticato".

Un caso "giornalistico" a cui fa riferimento è certamente il femminicidio di Raffaella Presta dove giornali e media misero in risalto anche aspetti personali della vittima. O Sbaglio? "Non sbaglia, anche in quel caso era necessario diciamo un lavoro di cronaca diverso. In quel dramma alcuni hanno voluto mettere in risalto più alcuni aspetti sulla vita della vittima piuttosto che attenersi alla mostruosità dell'aggressione e poi dell'omicidio avvenuto a colpi di fucile. Bisogna essere chiari una volta per tutte: nulla giustifica un omicidio o una violenza. Siamo uomini e donne maturi e quindi i problemi, anche quelli più difficili, si devono risolvere in maniera civile".

Vanda, scusi, ma ad oggi cosa sta cambiando su questa battaglia culturare - che ci deve accumunare tutti - in Umbria? "Intanto negli ultimi anni registriamo un protagonismo importante delle donne e delle associazioni che stanno facendo rete per riaffermare i propri diritti e fare muro contro le violenze e la disparità nel mondo del lavoro. Questo è un aspetto molto importante. C'è da dire che i nostri messaggi, seppur lentamente, stanno facendo breccia nella società. Ma le violenze come i femminicidi purtroppo sono una tragica realtà. Non è solo un problema di ordine pubblico, ma è un grave problema culturale che necessita di strumenti differenti e di fondi concreti non solo di buoni propositi".

Entrando nello specifico: quali sono le azioni più urgenti da mettere in campo? "Un maggior dialogo tra le istituzioni, le associazioni e i dipartimenti che si occupano della condizione femminile. Trovare una strategia comune per poter entrare nelle scuole (a partire dalla materna), nei luoghi di lavoro e nel mondo del volontariato per poter discutere e diffondere una nuova educazione di relazione. Il vecchio retaggio culturale si batte dando una educazione nuova nelle famiglie, a scuola, sul lavoro e come ti ho detto anche attraverso i media locali e nazionali. Di pari passo devono andare le leggi sul sostegno, sulla parità di genere e ovviamente il lavoro di repressione sulle violenze".

SARA PASQUINO (LIBERAMENTE DONNA) - "Mi associo anche io con la premessa fatta sul ruolo, nelle violenze sulle donne, dei media nazionali e locali. Serve il contributo di tutti per diffondere un messaggio e un linguaggio giusto. Il rispetto e la tutela dovuta alle donne vittime devono essere messi al prima posto e non sottovalutati oppure peggio ancora sacrificati in nome della spettacolirazzazione della notizia per fare più clic o vendere di più. Mi riferisco anche ai vostri articoli come anche a quelli che purtroppo tutti i giorni troviamo sulla stampa nazionale. Bisogna fare fronte comune, bisogna fare formazione per mandare un messaggio giusto. L'ordine dei giornalisti su questi aspetti sta svolgendo un lavoro importante e speriamo possa eliminare in un futuro prossimo qualsiasi stortura o articolo deviante. In caso contrario si vanificano i passi avanti fatti e le battaglie di civiltà di cui tutti siamo protagonisti".

Consiglio accettato. Comunque dalla premessa passiamo al vissuto. Come Liberamente Donna siete in prima linea anche con i centri anti-violenza in Umbria. Come intervenite in sostegno delle vittime che si rivolgono a voi? "Allora intanto i centri di accoglienza sono due: una a Perugia e a Terni. Opera personale multidisplinare (con laurea e formazione adeguata) che, va precisato, non si occupa dell'aspetto psicologico - nei casi dove è necessario intervengono delle specialiste - ma interviene a livello sociale a 360 gradi. Le violenze portano in dote varie conseguenze che vanno affrontate su tutti i punti di vista".

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I centri anti-violenza sono un punto fermo e fondamentale a difesa delle donne-vittime di violenza eppure le risorse pubbliche arrivano a singhiozzo e senza tante certezze. "Servono delle risorse strutturali. Ovvero poter contare, per portare avanti l'azione del Centro, su fondi certi, in periodi certi. Speriamo che le istituzioni nei prossimi bilanci siano sempre più attente (finanziariamente) al contrasto culturale e sociale delle violenze sulle donne

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