Cronaca

Visso, il racconto di un paese distrutto nell'anima: il primo giorno dopo il sisma

Di Visso, la perla dei Sibillini, rimane poco. Gli abitanti trasferiti in un campo allestito nella notte

Fermarsi in uno dei tavolini e assaggiare un gelato non era una tradizione, ma un atto dovuto. Adesso del bar Sibilla, ritrovo dei vacanzieri abituali, non resta che un cumulo di macerie. Basta procedere pochi passi. Al posto della lunga fila umana, davanti a “L'Albero del Pane”, per accaparrarsi una torta di ricotta e cioccolato, vi sono solo tegole e sassi. Visso, cuore pulsante, si sveglia oggi di nuovo prigioniera di un incubo che avrebbe sperato di non vivere mai più. Il terremoto del '97 e ancora quello dello scorso 24 agosto, aveva già provato questo piccolo, ma vitale, paese. Le oltre mille anime che popolano le vie di una delle perle dei Sibillni si sono viste nuovamente strappare via la casa da un demone devastante. Il tremore ha impresso sulle abitazioni segni indelebili. Sui muri del centro storico, grandi buchi, permettono di intravedere i resti di una vita abbandonata in fretta e furia per correre fuori con la speranza di non rimanere prigionieri delle macerie.

La zona interna, quella dove l'odore del tartufo, del ciauscolo e della verdura di stagione, regnano sovrani durante l'estate, appare come una terra conquistata dall'ignobile silenzio. Dove fino a ieri la gente camminava serena, oggi le forze dell'ordine prendono misure e calcolano i danni. Il centro storico è interdetto. Grandi nastri rossi e bianchi delimitano la cosiddetta “red zone” e cioè la zone dove nessuno, fuorché le forze dell'ordine, può entrare.

Gli abitanti si trovano poco lontano dal loro paese. Un campo di fortuna è stato allestito nella notte. La pioggia torrenziale di ieri è stata sostituita, oggi, da un tiepido sole. Alcuni sorridono, contenti di essere scampati al peggio. Consapevoli di aver con sé ancora il bene più prezioso: la vita. I bambini fanno capolino dalle tende. Gli adulti si aiutano a vicenda, prendendosi cura dei più anziani che, poi, in questo dramma, appaiono i più provati. In una fila composta, attendono che i militari servano loro il primo pranzo della giornata. Oggi il menù del pranzo prevede maccheroni in bianco o al sugo. Un secondo meno elaborato. Sul tavolo sono state disposte alcune scatolette di tonno e carne. Per frutta, mandarini. I militari tentano di confortare i terremotati scampati alla furia del sisma.

L'argomento del pranzo è per tutti lo stesso: il terremoto. In molti si chiedono come recuperare i propri effetti personali e c'è chi invece racconta di come la prima scossa li abbia fatti fuggire di casa. La stessa che ha salvato la vita di alcuni, perché se la terra non avesse fornito un pre-allarme forse oggi ci sarebbe un epilogo diverso e sicuramente ancor più drammatico. Il secondo sisma, quello più violento, quello che ha distrutto le abitazioni, è infatti arrivato decine di minuti dopo, quando Visso era già stata sgomberata e i cittadini si trovavano in piazza uniti dalla paura di un qualcosa che nessuno può dominare. Di un qualcosa che arriva d'improvviso, anticipato solo da un boato secco e apocalittico. E forse ha ragione un anziano, quando, parlando del terremoto ha avuto una cosa sola: “La terra trema, perché è invidiosa di questo angolo di paradiso che ci vuole strappare”.

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