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Scappa dall'inferno della violenza, ma l'ex la minaccia su Facebook: "Prenderò tuo figlio"

Cinque anni di umiliazioni, botte, insulti, minacce, finiti con una denuncia e con l'applicazione della misura cautelare del divieto di dimora nel comune dove la ex compagna aveva trovato un riparo sicuro. Ora su di lui pende un decreto di rinvio a giudizio

Per vendicarsi della sua ex compagna, che dopo cinque anni di violenze, insulti e minacce era riuscita a liberarsi di quell’uomo aggressivo e con problemi di alcolismo, era arrivato persino a scrivere post deliranti su Facebook, minacciando di sottrarle il figlio minorenne. Lo stesso che lui aveva sempre ignorato cercando di convincere la convivente ad abortire. Lo stesso bimbo a cui – secondo quanto riporta la denuncia della madre – avrebbe negato attenzione, cura e spese necessarie per supportare la gravidanza e il sostentamento del piccolo.

Una storia di umiliazioni, botte, insulti, minacce, finita con una denuncia e con l’applicazione della misura cautelare nei confronti dell'uomo del divieto di dimora nel comune dove la ex compagna aveva trovato un riparo sicuro. Ora su di lui  pende un decreto di rinvio a giudizio formulato dal pm Miliani per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. L’udienza preliminare dinanzi al gip Brutti è stata rinviata a novembre 2017  in occasione dell’astensione delle Camere Penali che si protrarrà fino a giovedì, intanto la donna, dopo aver passato un anno della sua vita in un centro antiviolenza dell’Umbria, sta procedendo con un percorso in semiautonomia per poter riprendere, passo dopo passo, una vita nornale. I due si conobbero nel lontano 99, poi i problemi con l'alcol da parte dell'uomo e le botte per ogni motivo, per ogni banalità. Un inferno quotidiano.

 Nell'ultimo periodo, quando ormai la violenza era diventata una costante nella loro vita di coppia, l'uomo le avrebbe negato anche i soldi per il rinnovo della carta d'identità se non si fosse concessa ai rapporti sessuali che lui pretendeva, nonostante il clima vessatorio a cui sarebbe stata obbligata a vivere la donna che "diceva di amare". Poi la svolta, la denuncia e il riparo da quelle violenze costanti in un centro protretto; in cui lei e il bimbo sono stati supportati e aiutati. Anche in quella occasione avrebbe cercato di importunare la donna con minacce sui social e cercando di scoprire l'indirizzo "segreto" presso cui si trovava. L'imputato, difeso dagli avvocati Tittarelli e Paterna, è tornato libero in attesa di un eventuale processo a suo carico. La donna è rappresentata dall'avvocato Maurita Lombardi. Il tribunale dei minori, nel frattempo, ha fatto decadere la podestà genitoriale nei confronti dell'uomo. 

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