Violentò la figlia e si uccise dopo l'arresto, ma in una lettera accusa l'amico: "Sei stato tu"

La minorenne rimase incinta del padre (il figlio non è mai nato) e con lo psicologo ha ricostruito le violenze. Il vicino di casa sotto processo per violenza sessuale

Un'accusa mostruosa e infamante, scritta in una lettera lasciata agli investigatori: aver partecipato alle violenze su una ragazzina insieme con il padre della minore. Un'accusa resa ancor più terribile dal fatto che l'uomo che l'ha lanciata, vergata con l'inchiostro sulla carta, è morto. Si è tolto la vita dopo che era stato arrestato e portato in giudizio per lo stupro della figlia.

In quella lettera, lasciata per raccontare che la violenza non l'aveva compiuta lui, c'è l'accusa per un vicino di casa, un conoscente dell'uomo e di sua figlia. Forse un tentativo per allontanare da lui quell'accusa di essere stato il violentatore della propria figlia e il padre di quel bambino che la ragazzina portava in grembo (come dimostrato dagli esami prenatali), ma che non è mai nato.

Adesso quelle accuse scritte nella lettera hanno portato un altro uomo davanti al giudice per l'udienza preliminare, difeso dall'avvocato Patrizia Conti, per rispondere delle presunte violenze sulla bambina.

Violenze che la ragazzina ha già raccontato nel corso dell'audizione protetta, con l'aiuto di uno psicologo. Ed è proprio sulle modalità con le quali è stata svolta l'audizione che la difesa, con il supporto di alcuni specialisti, intende dibattere davanti al giudice, chiedendo un giudizio condizionato ad una nuova perizia.

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