Cronaca

Manda la ex in ospedale, lei posta le foto e viene condannato: adesso chiede lo sconto in appello

Il giovane è stato condannato ad 11 anni per sequestro di persona, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni personali

Aveva denunciato l’ultima, terribile violenza, postando le foto del volto tumefatto dal letto d’ospedale dove l’aveva costretta il fidanzato: “MI ha ridotto così, divertendosi”. Le foto dell’ultimo pestaggio, ma anche quelle di precedenti violenze, avevano fatto scattare l’indagine con il codice rosso, poi il processo e la condanna ad 11 anni di reclusione per un giovane di Assisi. Adesso il caso torna in aula, in Corte d’appello, con l’imputato che chiede la riforma della sentenza.

L’aggressione era avvenuta tra Valfabbrica e la strada per Gubbio. Un automobilista aveva chiamato il 112 segnalando di aver visto una ragazza presa a schiaffi in mezzo alla strada. La pattuglia non aveva trovato nessuno, ma una seconda telefonata, di una donna che raccontava di aver aiutato una giovane pestata dal fidanzato, indirizzavano i militari presso l’ospedale a Branca. Dopo la deposizione della vittima, i Carabinieri rintracciavano il fidanzato, lo portavano in caserma per l’identificazione e poi veniva rilasciato. Qualche giorno dopo veniva messo ai domiciliari, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

La ragazza, di Bastia Umbra, aveva raccontato di una relazione pericolosa e violenta durata quattro anni e conclusa dopo un pestaggio con la pubblicazione delle foto sui social network. I giudici del collegio del Tribunale penale di Perugia avevano condannato l’imputato ad 11 anni di reclusione, oltre al pagamento di una provvisionale di 35mila euro e con l’interdizione dai pubblici uffici, per i reati di sequestro di persona, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni personali. Secondo gli investigatori avrebbe cagionato alla sua fidanzata un “perdurante e grave” stato di paura ingenerandole un “fondato timore” per la sua incolumità. All'uomo sono state contestate in particolare minacce, anche di morte, rivolte alla giovane, atteggiamenti prevaricatori, arrivando a vere e proprie aggressioni fisiche con pugni e schiaffi su tutto il corpo. Il trentenne avrebbe limitato poi la giovane nelle frequentazioni dei suoi amici. Non solo. Secondo i carabinieri avrebbe anche privato la giovane della libertà, chiudendola dentro casa e impedendole, di fatto, di poter uscire dalla sua abitazione. Avrebbe poi operato un “costante” monitoraggio dei social network della fidanzata. Nella sentenza è stata tenuta in conto anche la recidiva, in quanto l’imputato 32enne, difeso dall’avvocato Luca Brufani, aveva aggredito un giovane, staccandogli a morsi un orecchio al culmine di una lite per una partita a ping pong in un locale di Bastia Umbra.

Nel corso della relazione violenta la giovane, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Camillo Carini, era stata pestata, costretta a rapporti sessuali contro la sua volontà, atti persecutori (o stalking), ma anche continue scenate di gelosia, con il fidanzato 32enne che le controllava il cellulare e i social, la seguiva tramite il monitoraggio degli spostamenti con il gps. I continui appostamenti sotto casa e poi sul luogo di lavoro erano costati l’impiego alla giovane vittima.

L’ultima violenza era avvenuta il 3 dicembre 2019. La giovane era stata picchiata, costretta ad un rapporto sessuale per poi essere rinchiusa in casa fino a quando non fossero scomparsi i lividi. Lei era riuscita a fuggire dalla finestra del bagno, a chiedere aiuto e poi pubblicare su Facebook le foto del volto tumefatto e il racconto delle violenze.

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