"Quell'uomo mi ha violentato e voleva uccidermi", ma poi ritratta tutto davanti al giudice e accusa l'ex marito

L'imputato era stato messo ai domiciliari per tentato omicidio, violenza sessuale e stalking, ma era tutto inventato, la vittima costretta a mentire dall'ex coniuge

Tentato omicidio, stalking e violenza sessuale, sono queste le accuse a carico di un uomo di Città di Castello dopo le denunce di una donna. Accuse per le quali, oltre ad essere indagato, era stato prima anche sottoposto agli arresti domiciliari e poi all’obbligo di tenersi a distanza dalla presunta vittima.

Il colpo di scena arriva in sede di udienza preliminare dove l’uomo, difeso dall’avvocato Eleonora Della Rina, è stato prosciolto da tutte le accuse perché la donna aveva mentito, istigata e minacciata dal marito di accusare l’uomo per scopi che non sono emersi, se non quello della gelosia (anche se la donna ha ammesso di non aver mai avuto nulla a che fare con l’imputato).

La donna era rimasta coinvolta in un incidente stradale, investita proprio dall’imputato (un incidente provocato, come ammesso dalla stessa davanti al giudice). In ospedale aveva sporto anche querela per stalking e molestie, sostenendo che l’investimento era un tentato omicidio.

La signora, sposata e con tre figli, aveva denunciato di essere stata vittima di violenza sessuale, con continui rapporti sessuali obbligati dall’uomo con minacce e botte. Ogni settimana, aveva denunciato, l’uomo l’avrebbe caricata in auto quando andava al mercato, portata in un luogo appartato e violentata. Se si fosse rifiutata avrebbe ucciso lei e i suoi figli.

Nel racconto anche le violenze fisiche come un pugno nell’occhio, strattonamenti, continui appostamenti sotto la sua abitazione. Un comportamento molesto che aveva ingenerato un senso di ansia e paura nella donna, incapace a sottrarsi alle violenze, temendo per la sua vita e per quella dei suoi figli.

Dopo l’incidente e la denuncia erano scattati gli arresti e le successive misure interdittive. L’avvocato Eleonora Della Rina aveva subito sostenuto l'assoluta estraneità dei fatti imputati al loro assistito, non solo perché l'incidente sarebbe stato di natura colposa, quindi senza intenzione e dalla ricostruzione sarebbero emersi particolari che non coincidevano con la versione accusatoria. Alla vista degli agenti, inoltre, l'uomo era apparso molto confuso; le condizioni di invalidità avevano contribuito a far emergere un quadro di vulnearibilità dal punto di vista psicologico, incompatibile con le accuse di violenze.

La donna chiamata a deporre davanti al giudice ha confessato di essere stata indotta dal marito, con la minaccia, a fare quelle dichiarazioni e ad incolpare l’uomo, conosciuto solo di vista perché frequentava lo stesso bar. Le violenze, le storie, lo stalking, tutto inventato per non subire le violenze del marito, che avrebbe camuffato qualsiasi intento con la gelosia (ci sarebbero stati i risarcimenti per l’incidente, lo stalking e la violenza, in caso di condanna). La donna ha raccontato di non aver mai avuto una relazione sentimentale con l’uomo, di non essere stata investita volontariamente, anzi, anche il sinistro sarebbe stato architettato. La confessione sarebbe arrivata solo ora, a quattro anni dai fatti, solo perché il marito (dal quale si sta separando) avrebbe architettato di mettere in atto lo stesso piano individuando un’altra vittima.

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Il giudice per l’udienza preliminare ha chiuso il caso con il “non luogo a procedere” per l’uomo e la trasmissione del fascicolo alla Procura per calunnia e falsa testimonianza. La donna, assistita dagli avvocati Marta Minciotti e Barbara Campanelli, si è rifugiata in una struttura protetta con i figli avuti dal marito, al quale è stato tolta la potestà genitoriale e risulta indagato anche per maltrattamenti in famiglia.

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