Stuprata in un parcheggio nel cuore della notte: il pm chiede il processo per un ventenne

A vent'anni dovrà rispondere di violenza sessuale nei confronti di una studentessa inglese, sua coetanea. Fissata udienza preliminare

Violenza sessuale nei confronti di una giovane coetanea. E' questa l'accusa mossa contro un 20enne incensurato, che - secondo la procura - avrebbe costretto ad un rapporto completo una studentessa inglese con il quale si stava frequentando. Teatro dell'episodio, un parcheggio di via della Cupa. Ora il pm Massimo Casucci, chiede per l'imputato il rinvio a giudizio e la prima udienza preliminare, dinanzi al giudice Lidia Brutti, è stata fissata per il 14 novembre.

Due giovani ragazzi di 20 anni: si conoscono si piacciono, si chiedono l'amicizia su facebook, e decidono di darsi appuntamento in un locale. Lei è inglese, giunta fino a Perugia con l'intento di studiare la lingua per qualche mese, lui, originario dell'Albania e incensurato. La serata in uno dei locali perugini frequentati dai giovani procede bene, così lui si offre di accompagnarla a fare un giro in auto con la promessa poi, di riaccompagnarla a casa. I fatti risalgono a settembre.

la passeggiata in macchina termina in un parcheggio, lontano da occhi indiscreti, dove i due, poco più che ragazzini, si scambiano un primo bacio. Ma poi, in quell'approccio, qualcosa va storto: il giovane sembrerebbe volere qualcosa di più che un semplice bacio e-secondo la denuncia sporta- l'avrebbe costretta ad un rapporto sessuale completo. Dopo la presunta violenza sessuale, la giovane inglese si sarebbe fatta riaccompagnare in centro e, su consiglio dei amici, sarebbe andata al pronto soccorso dove ha fatto partire la denuncia. Il 20enne è stato subito identificato e denunciato a piede libero, difeso dagli avvocati Francesca Tosti e Barbara Felcioni, avrebbe negato la mancanza di consenso al rapporto sessuale da parte della giovane.

Diversa è la versione dei fatti ipotizzata dalla procura. L’imputato l’avrebbe costretta ad un rapporto “sfruttando la propria superiorità fisica, nonostante i ripetuti tentativi della vittima di farlo desistere respingendolo con le mani e ripetendo no, no”. Ascoltata in incidente probatorio, la studentessa -difesa dall'avvocato Salvatore Cavuoti, raccontò davanti al giudice di come avesse cercato di allontanarlo, ma poi, sopraffatta da quel corpo contro il suo, l'avrebbe lasciato fare per paura di avere "conseguenze ben più gravi”. 

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