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"Mio padre mi ha violentata", poi ritratta "ho mentito": condannati i due genitori

Dopo due ore di camera di consiglio la condanna è arrivata come un fulmine a ciel sereno: sette anni di reclusione per il padre della giovane e quattro anni e sei mesi per la madre. Tutta la storia

Prima ha accusato il padre di violenza sessuale, poi ha deciso di ritrattare tutto. Ma per la Corte, presieduta dal giudice Daniele Cenci, quella violenza sessuale c'è stata, eccome. Dopo due ore di camera di consiglio la condanna è arrivata come un fulmine a ciel sereno: sette anni di reclusione per il padre della giovane e quattro anni e sei mesi per la madre.

I fatti - Una vicenda che parte da lontano. Lei minorenne, adesso ventenne, accusa il padre di averla violentata. L’allontanamento dai genitori, dopo le pesanti accuse, scatta immediato. Vive gli anni più belli della sua vita in una casa famiglia, lontana dai genitori. Fino a quando, non reggendo più la distanza, decide di fare un passo indietro e riappacificarsi con la famiglia.


Il processo va comunque avanti e dopo l’udienza del 24 giugno, durante la quale la giovane ritratta tutto, qualcosa muta. Il nuovo tassello della controversa vicenda sembra infatti spostare l'ago della bilancia. Non importa che la giovane si sia scusata con un “ho mentito”, perché la prova della colpevolezza del padre per i togati è da ricercarsi in quella perizia psichiatrica fatta all'epoca dei fatti che testimonierebbe la reale consumazione dell'azione criminosa. L'avvocato Ubaldo Minelli, legale del padre, ha comunque reso noto che ricorrerà in appello.

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