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Scambio di foto e video hard della figlia piccola: chiesto il rinvio a giudizio per la mamma e l'amico di chat

Il pm Massimo Casucci che ha coordinato le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi e la prima udienza preliminare è stata fissata al 10 maggio

Chiesto il giudizio per la mamma e "l’amico di chat”, un brindisino 50enne, entrambi inquisiti dalla procura perugina per violenza sessuale ai danni di una bimba di sette anni (all’epoca dei fatti). Il pm Massimo Casucci che ha coordinato le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi e la prima udienza preliminare è stata fissata al 10 maggio dinanzi al gip Piercarlo Frabotta.

L’indagata, che dopo l’arresto scattato lo scorso maggio, nei mesi scorsi è uscita dal carcere e posta ai domiciliari, avrebbe scambiato con l’uomo, conosciuto attraverso una chat, il materiale (foto e video) dal contenuto sessuale e utilizzando la piccina, figlia della donna. La mamma a sua volta sarebbe stata vittima di un uomo senza scrupoli che, approfittando della debolezza e della parziale capacità di intendere della madre (come documentato da una perizia psichiatrica) avrebbe richiesto e “diretto la realizzazione” di foto e video ai fini sessuali realizzati dalla donna stessa, coinvolgendole entrambe, si legge nelle carte, “in videochiamate a sfondo sessuale”.

L’indagato, originario di Brindisi, era stato raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare eseguita dagli agenti della Mobile ed ottenuta dal pubblico ministero dopo aver sequestrato e sottoposto a perizia i computer e i telefonini in uso all'uomo.  La perquisizione e sequestro dei pc e degli smartphone usati dal brindisino, un "insospettabile", ispettore dell'Inail, risale alla scorsa estate: la consulenza disposta dal pm aveva permesso di trovare e copiare i file, tra fotografie e video, che i due si erano scambiati. I gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari avevano determinato il gip a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita lo scorso dicembre.

Tutto sarebbe scaturito dopo la segnalazione alle forze dell’ordine da parte di una chiromante a cui la donna umbra si sarebbe rivolta per sapere del futuro tra lei e “l’amico”, lasciando trapelare alcuni particolari di questa agghiacciante vicenda. Per la madre era stata chiesta da parte della difesa la consulenza dello psichiatra che aveva evidenziato “la semi incapacità di intendere e di volere dell’indagata”. Un “disturbo cognitivo” in linea anche con la consulenza dei  medici del carcere, che avevano valutato la madre attraverso una lunga serie di colloqui di natura psicologica e psichiatrica. Ora rimane indagata per un delitto atroce mentre per “l’amico” di chat, c’è l’aggravante per essersi avvalso della complicità della donna, non del tutto capace di comprendere la reale portata della gravità di ciò che stava facendo. 

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