Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Bastia Umbra

Quattro anni di violenze sulla fidanzata, condannato ad 11 anni di carcere e 35mila euro di risarcimento

Atti persecutori, stupro, lesioni e sequestro di persona. Lei era scappata dalla finestra del bagno e pubblicato le foto dei lividi sui social

Picchiata, violentata, minacciata e perseguitata. Una relazione pericolosa e violenta durata quattro anni e conclusa dopo un pestaggio con la pubblicazione delle foto sui social network.

Ieri i giudici del collegio del Tribunale penale di Perugia hanno condannato l’imputato ad 11 anni di reclusione, oltre al pagamento di una provvisionale di 35mila euro (eventuali risarcimenti dovranno essere decisi in sede civile) e con l’interdizione dai pubblici uffici, per i reati di sequestro di persona, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni personali. Una condanna che ha tenuto conto anche della recidiva, in quanto il 32enne imputato era stato accusato di aver staccato a morsi un orecchio ad un giovane con il quale aveva litigato dopo una partita a ping pong in un locale di Bastia Umbra. Il collegio giudicante ha rimesso alla Procura gli atti per la presunte falsa testimonianza di un teste chiamato a deporre.

“Attenderemo le motivazioni della sentenza per proporre appello – ha detto il difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Brufani – Una sentenza pesante per reati gravi. Riteniamo che non siano state correttamente valutate le contraddizioni tra le varie dichiarazioni dei testimoni e anche l’attendibilità della persona offesa. In appello chiederemo di approfondire queste discrepanze. Evidenziate anche dalla psicologa che ha parlato di un rapporto nel suo complesso ‘sadico’, dettato dall’assunzione di stupefacenti – ha concluso Brufani – Un rapporto disturbato che è proseguito per 4 anni”.

Nel corso della relazione violenta la giovane era stata pestata, costretta a rapporti sessuali contro la sua volontà, atti persecutori (o stalking), ma anche continue scenate di gelosia, con il fidanzato 32enne che le controllava il cellulare e i social, la seguiva tramite il monitoraggio degli spostamenti con il gps. I continui appostamenti sotto casa e poi sul luogo di lavoro erano costati l’impiego alla giovane vittima.

L’ultima violenza era avvenuta il 3 dicembre 2019. La giovane era stata picchiata, costretta ad un rapporto sessuale per poi essere rinchiusa in casa fino a quando non fossero scomparsi i lividi. Lei era riuscita a fuggire dalla finestra del bagno, a chiedere aiuto e poi pubblicare su Facebook le foto del volto tumefatto e il racconto delle violenze.

“La mia assistita è soddisfatta della risposta della giustizia – ha affermato l’avvocato Camillo Carini - Non possiamo parlare di soddisfazione, ma abbiamo visto accolte le nostre richieste ed il suo racconto è stato riconosciuto dall’accusa e dai giudicanti. La mia cliente ha subìto violenze e soprusi che hanno bisogno di un lungo percorso di recupero e questa sentenza ne è un tassello importante. Un primo tassello della richiesta di giustizia perché non poteva più vivere. Soddisfatta, quindi, per aver ottenuto risposta dalle istituzioni”.

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