Cronaca

Violenze fisiche e psicologiche anche in gravidanza e mai denunciate: "Avevo paura di ritorsioni del mio ex"

Nel corso del tempo la donna aveva mentito su aggressioni e minacce. Solo dopo la separazione e una serie di denunce, accuse rivelatesi false, che l'uomo ha fatto nei suoi confronti ha trovato la forza di querelarlo

Un rapporto violento, segnato dalla paura e da maltrattamenti fisici e psicologici. Violenze scatenate da una parola, da un vestito ritenuto non idoneo, dal desiderio della donna di lavorare che si scontra con la gelosia e il possesso del compagno. Botte, minacce e ingiurie anche quando la donna era incinta e, poi, durante la separazione, una serie di false accuse per screditarla e per colpire la sua famiglia.

C’è voluto oltre un anno e mezzo affinché la donna decidesse di denunciare le violenze subite nel tempo, ritrattando anche delle dichiarazioni fatte dopo un accesso al Pronto soccorso, dovuto all’aggressione dell’ex marito e non ad un incidente domestico.

La signora, assistita dall’avvocato Michele Maria Gambini, ha deciso di raccontare tutto quello che le ha “cagionato un dolore gravissimo ed una sofferenza interiore marcata e profonda”. Violenze iniziate durante la convivenza e peggiorata con il matrimonio e la gravidanza, costituite da “gravissime vessazioni psicologiche” affinché la donna lasciasse il lavoro e si dedicasse solo alla cura dell’ex, accompagnando ogni gesto con “costanti denigrazioni” chiamandola “stupida, cretina, idiota, imbecille”, accusandola comunque di portare pochi soldi a casa.

Da qui alle aggressioni fisiche il passo era stato breve, sia con il lancio di oggetti sia scaraventando la donna contro uno scalandrino che stavano usando per dei lavori in casa. Un’aggressione così violenta e rumorosa che aveva attirato l’attenzione e l’intervento di un vicino. Al Pronto soccorso, però, la donna aveva negato ogni violenza e riferito che anche le urla provenienti dall’appartamento erano legate ai lavori che stavano facendo. Una menzogna detta ai poliziotti perché “terrorizzata dalle conseguenze che avrei avuto in caso di immediata denuncia”.

Vessazioni peggiorate con la gravidanza, con l’uomo che non voleva si sapesse dell’arrivo di un figlio, impediva alla donna di vedere i propri familiari, decideva lui cosa mangiare e voleva che la donna si vestisse nel modo da lui indicato (per una visti ginecologica si era vestita con “abiti troppo vistosi e scollati). Ogni giorno le avrebbe detto che era “una madre degenere”, di non seguire i medici “giusti” e di “tenere comportamenti lesivi per il feto”.

Ad una cena con amici l’uomo si era adirato con la ex perché aveva risposto con un “grazie” alle congratulazioni per la gravidanza fatte da un’amica. Secondo lui avrebbe dovuto mentire e non dire nulla.

Nelle sue sfuriate avrebbe distrutto due cellulari lanciandoli contro il muro e imputando alla donna il suo licenziamento, in quanto una sera lo avrebbe fatto arrabbiare così tanto che non aveva dormito, salvo poi addormentarsi sul lavoro e finire licenziato dal suo capo. Licenziamento che non era mai avvenuto, avrebbe scoperto dopo la donna.

Dopo la nascita del figlio l’uomo avrebbe scatenato la sua ira anche contro la suocera (con tanto di procedimento penale aperto presso il giudice di pace di Foligno), creando una situazione impossibile da gestire e che ha portato alla separazione della coppia.

Da quel momento, però, è iniziata un’altra persecuzione, con l’uomo che ha accusato la ex e i suoi familiari di aver rubato dei monili e parti di armi da fuoco di sua proprietà, con apertura di un fascicolo e perquisizioni domiciliari per scovare la refurtiva. Salvo poi archiviare tutto perché le accuse sono risultate false, con conseguente apertura di un fascicolo per calunnia (cioè quando si accusa una persona di un reato che si sa mai avvenuto). L’uomo ha presentato denunce contro la suocera, la ex moglie, la sorella della ex e il suo fidanzato, depositando anche un filmato, tagliato ad arte, per dimostrare che gli avrebbero impedito di salutare il figlio (che non vede mai e al mantenimento del quale non partecipa).

Dopo una lunga riflessione e con l’aiuto di una psicologa, la donna ha trovato la forza di denunciare quanto subito nel tempo.

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