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Picchiata durante la gravidanza e dopo il parto, l'inferno di un altro "amore malato"

La giovane madre sarebbe stata costretta a entrare in un programma di protezione terapeutica. L'ex è a processo per maltrattamenti

Botte, umiliazioni e maltrattamenti. Anche quando aspettava un figlio da lui. Un vortice di violenze, quelle che si sarebbero consumate negli anni all’interno delle mura domestiche e che hanno portato un uomo di 28 anni di origine campana - ma all'epoca dei fatti residente a Perugia - a processo per maltrattamenti in famiglia. Una vicenda dolorosa, tanto che la giovane madre sarebbe stata costretta, al fine di tutelare la propria sicurezza e quella di sua figlia, ad entrare in un programma di protezione terapeutica presso un "centro di solidarietà" con il fine di intraprendere un percorso di recupero psicologico.

La vicenda, che nel 2014 ha portato al rinvio a giudizio l'ex compagno per il reato di maltrattamenti in famiglia, è apparsa oggi al tribunale di Perugia dinanzi al giudice Pazzaglia per l'ascolto dei testimoni; è stata proprio la donna ripercorrere quei drammatici episodi di violenza, raccontando di un inferno imploso in una relazione che fin dall'inizio della convivenza si sarebbe trasformata in una escalation di dolore e solitudine.

Anche quando la giovane madre scopre di essere in "dolce attesa",  il compagno si sarebbe allontanato sistematicamente da casa, "anche per lunghi periodi" e "senza dare spiegazioni". In altre occasioni l'avrebbe percossa in gravidanza, cagionandole lesioni tra cui la frattura di un dito della mano. Al quarto mese di gravidanza,a seguito di un litigio, l'avrebbe spintonata contro il termosifone per poi farla cadere a terra, sbattendole la testa contro il muro e minacciando di uccidere lei e la nascitura. 

Appena quattro giorni dopo il parto, ecco che l'ex compagno sarebbe tornato a essere violento, colpendole la testa con un pugno e dicendole di "uccidersi" solo perchè avrebbe manifestato stanchezza a seguito del parto, percuotendola e picchiandola ogni qual volta sarebbe scappata per andarsi a rifugiare dalla vicina, sputandole addosso e sottraendole chiavi e documenti dell'auto per impedirle di fuggire. Gli episodi contestati, risalenti dal 2011 al 2013, hanno spinto la donna a sporgere denuncia per scappare da quell'incubo che stava vivendo, iniziando così un nuovo percorso di vita all'interno di un centro sicuro per intramprendere un lungo percorso di riabilitazione psicologica. Intanto il processo continua, la prossima udienza è stata fissata a novembre per ascoltare i testimoni del pm. La donna, si è costiutita parte civile con l'avvocato Luca Brufani, e attende giustizia. 

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