Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Picchiata, umiliata e minacciata di morte, ma lui torna libero perché ha avuto un attacco d'ira per la gelosia

Per l'uomo dieci giorni ai domiciliari con il braccialetto elettronico, lei da 4 mesi vive fuori dalla sua abitazione con le figlie minori

Un caso da codice rosso. Una concatenazione di eventi violenti e di ostacoli burocratici che costringono una donna e due sue figlie, a vivere fuori dalla loro abitazione da oltre quattro mesi.

La donna, assistita dall’avvocato Angelo Lonero, è scappata dalla propria abitazione, dopo che il compagno l’ha picchiata, insultata e minacciata. Fatti che hanno portato ad una lunga serie di denunce e anche all’arresto dell’uomo, scarcerato dopo dieci giorni in quanto, pur sussistendo pericoli per la donna e i suoi genitori, I’indagato nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha “ammesso taluni fatti violenti e aggressivi, riconducendoli ad uno stato di ira ingenerato dal comportamento della compagna che in particolare avrebbe allacciato una relazione con un’altra persona e non avrebbe rispettato i patti secondo cui avrebbe dovuto andare via di casa”.

Quali sono i fatti? Secondo le denunce presentate dalla donna, l’ex compagno “con continue manifestazioni di violenza fisica e psicologica nei confronti della compagna convivente” l’avrebbe colpita “per futili motivi, con calci, schiaffi, pugni o con strumenti occasionali, anche in luoghi pubblici e alla presenza di terzi, rivolgendole abitualmente espressioni ingiuriose, denigratorie e mortificanti, sul piano personale e professionale nonché minacciandola di morte, il tutto anche di fronte alle figlie minori, la maltrattava, instaurando un clima di sofferenza e prostrazione che rendeva intollerabile la prosecuzione della convivenza familiare”.

Il tutto sarebbe nato ad ottobre del 2020, quando “a fronte del sospetto di un tradimento alla presenza delle figlie minori … le sottraeva il telefono cellulare e ne apriva i contenuti mostrando alle figlie foto personali che risultavano inviate a … e ritraevano la donna in pose sexy, ed inviandole per via telematica a terzi, fra cui la madre … al contempo ricoprendola di insulti e minacce del tipo puttana, prostituta, ti ammazzo, vattene da qui sennò ti sparo, e a fronte del tentativo della donna di reimpossessarsi del telefono, la colpiva con schiaffi e pugni, le sputava, la gettava in terra e la prendeva a calci; quindi rifiutava di restituire il telefono alla compagna, adducendo di doverlo portare ai servizi sociali per dimostrare che era una puttana, costringendo la donna ad acquistare un nuovo telefono con scheda”.

A quel punto l’uomo avrebbe inviato “numerosi messaggi a …, presunto amante della compagna, ricoprendolo di pesanti insulti e minacce e due giorni dopo coinvolgendo la figlia minore irrompeva con violenza presso il condominio di residenza del predetto, danneggiando diverse porte di abitazione dello stabile alla ricerca dell’uomo e rivolgeva al suo indirizzo insulti e minacce, per poi danneggiare l’autovettura” facendo insorgere timore anche nei condomini dell’uomo.

Ancora. Il 15 ottobre con la figlia maggiorenne avrebbe aggredito verbalmente e fisicamente la donna, “urlandole di lasciare l’abitazione familiare ed ingiuriandola, appellandola come t..., meretrice e al contempo picchiandola selvaggiamente con pugni (anche in testa, procurandole vertigini), calci, schiaffi e proseguendo con furia inaudita anche dopo averla fatta rovinare a terra, sputandole addosso, tirandole i capelli fino a strapparglieli, per poi lanciarle addosso piatti e bicchieri”.

Durante questa aggressione si sarebbe verificato uno degli episodi più violenti: “Mentre la donna era a terra stremata, le montava sopra e le apriva con forza la bocca e vi infilava i fondi del caffè e, infine, afferrava la testa strattonandola per i capelli e al contempo le intimava di ripetere la frase ‘sono una t...’, al cui rifiuto la tempestava di pugni con l’altra mano intimandole di andarsene di casa, con ciò spaventandola al punto di interrompere la convivenza rifugiandosi presso la madre con le figlie minori”.

Con diversi messaggi audio l’uomo avrebbe continuato a denigrare e minacciare la ex compagna, ormai rifugiata a casa dei genitori, dicendole che era una poco di buono e che lui non era il padre dell’ultimogenita. In ogni messaggio c’erano “esplicite minacce di morte”.

Messaggi inviati anche agli ex suoceri, con espressioni del tipo ‘p..., madre di p..., ti ammazzo, sparo in bocca a te e a tuo marito’, accusandoli di non essere adeguati alla cura delle nipotine e di aver plagiato sia la compagna che le figlie, mettendole contro di lui, nonché denigrandoli come persone inferiori e incapaci”.

Il 18 ottobre l’uomo si presentava “sotto casa dei suoceri in compagnia delle due figlie con la pretesa di prelevare le altre due figlie e rivolgendosi alla suocera iniziava ad imprecare e a rivolgere insulti diretti contro la ex compagna che, udendolo, chiamava il 112”.

Il giorno dopo rivolgeva “minacce di spararle servendosi delle figlie minori, chiamando sul telefono facendo dire: ‘mamma, papà da detto pum pum’, visibilmente spaventando la piccola”.

Il 20 ottobre dopo aver prelevato le figlie a scuola ad insaputa della ex compagna “sul luogo fissato per la riconsegna reiterava analoga minaccia, mimando il gesto della pistola e proferendo ‘pum pum’”.

In diverse occasioni, dopo l’interruzione della convivenza, “pedinava la ex compagna e si appostava o transitava nei pressi dell’abitazione dei suoceri o negli altri luoghi frequentati: casa dei suoceri, scuola, centri commerciali, assumendo condotte e rivolgendole espressioni palesemente provocatorie, offensive e intimidatorie”.

Il 23 ottobre mentre si trovava in un centro commerciale “la minacciava di morte in presenza delle figlie minori”.

Il 27 ottobre “si portava nei pressi della scuola frequentata dalle figlie minori e alla guida dell’auto spaventava la ex compagna invadendone la corsi di marcia quasi ad investirla e accostandosi con il mezzo in movimento, minacciandola simulando il gesto della pistola; quindi con tono provocatorio ed intimidatorio le rivolgeva espressioni del seguente tenore: amore, sei molto bella … non ti permettere di rientrare in casa mia … io ti ammazzo, sarà quella la tua fine e ammazzo anche l’amico tuo; reiterando analoga condotta di minaccia anche il 5 novembre, quando dopo averla sorpassata in auto si presentava all’uscita della scuola in compagnia di una terza persona e guardando la donna le faceva cenno di avvicinarsi con fare minaccioso e provocatorio, inducendole uno stato di ansia per cui richiedeva l’intervento del 112”.

Il 26 novembre si presentava ancora presso “l’abitazione dei suoceri con la pretesa di vedere le figlie, in spregio del divieto di avvicinamento impostogli dal tribunale per i minorenni e al rifiuto opposto dalla donna, iniziava ad inveire contro la stessa con ingiurie e minacce di morte: puttana, troia, fammi vedere le bambine, ti ammazzo, reiterando le stesse anche a mezzo del telefono, sia sull’utenza fissa dell’abitazione sia sul cellulare; con ciò spaventandola al punto da indurla a chiedere di nuovo l’intervento del 113”.

Il 22 dicembre “reiterava analoga condotta irrompendo presso l’abitazione dei suoceri con la pretesa di vedere le figlie minori e minacciava di morte gli anziani genitori della ex compagna e inveiva con insulti e minacce anche all’indirizzo della compagna, al momento assente, con espressioni del tipo zoccola, puttana, meretrice, ti ammazzo prima di Natale, dove c... sei? Persistendo per circa venti minuti per poi andarsene sbattendo la porta e proseguire con le imprecazioni nel piazza antistante”.

La vigilia di Natale “dopo essersi presentato alla porta con le due figlie più grandi con la pretesa di vedere le altre due e al rifiuto della ex compagna la insultava e minacciava ancora di vendetta e di morte, inducendola a richiedere ancora l’intervento del 113”.

Così si arriva al 4 gennaio del 2021, quando il giudice per le indagini preliminari dispone nei confronti dell’uomo gli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico “perché sussiste il concreto pericolo di reiterazione dei reati ritenendo un’elevatissima disponibilità alla violenza da parte dell’uomo con una forte credibilità delle minacce di morte”.

In sede di interrogatorio di garanzia l’uomo, assistito dall’avvocato Gaetano Figoli, il giudice cambia idea e trasforma i domiciliari con braccialetto in divieto di avvicinarsi a meno di 200 metri dall’abitazione e dal luogo di lavoro della ex compagna. Pur di fronte “al pericolo che l’indagato reiteri altre offese nei confronti della ex compagna, nonché dei di lei congiunti, verso i quali l’indagato ha manifestato malanimo”, c’è stata “l’ammissione, parziale, dei comportamenti contestati”, riconducendoli “ad uno stato di ira ingenerato dal comportamento della compagna che in particolare avrebbe allacciato una relazione con un’altra persona e non avrebbe rispettato i patti secondo cui avrebbe dovuto andare via di casa”. Il giudice, “per consentire all’indagato il soddisfacimento di rilevanti interessi in particolare lavorativi ed economici” ha modificato la misura cautelare.

La situazione appare già pericolosa così com’è stata raccontata, ma c’è tutta un’altra parte da aggiungere. In primo luogo, la donna sostiene di non aver “allacciato alcuna relazione sentimentale con un’altra persona” (come se fosse una giustificazione per il comportamento dell’ex compagno. In realtà si tratta di un cliente che ha notato i lividi della donna e avendo vissuto una storia simile con la figlia, uccisa dal marito violento, ha cercato di aiutarla) e che “è dovuta fuggire dalla sua abitazione” e di non riuscire a farvi ritorno. La donna è residente nella casa da cui si è allontanata per il pericolo che correva, mentre l’uomo non ha la residenza lì, ma in Africa.

Tramite l’avvocato Lonero, la donna ha fatto richiesta di rientro assistito nel proprio domicilio, con tanto di allontanamento dell’uomo dalla casa, sulla base della decisione del giudice che gli impone di stare lontano almeno 200 metri. La Questura e i Carabinieri, richiesti di accompagnare la persona offesa presso la residenza, con le due bambine di 6 e 8 anni, però, richiedono, per intervenire, l’autorizzazione del Gip, con l’istanza da inoltrare anche alla persona sottoposta ad indagini. Se la signora si recasse presso l’abitazione anche per prendere indumenti di ricambio per sé e le bambine, i materiali scolastici (è da quattro mesi fuori dalla propria abitazione) correrebbe seri rischi. L’ex compagno, d’altronde, ha già promesso che succederebbe qualcosa di brutto se si presentasse a casa.

In tutta questa vicenda, inoltre, si segnala l’intervento del Tribunale per i minorenni, con la sospensione della potestà genitoriale per l’uomo e il divieto di avvicinamento alle figlie minori, compresa la figlia minore che vive ancora con il padre e che l’uomo ha coinvolto nella spedizione punitiva contro il presunto amante della ex compagna, accompagnati dal fidanzato (un magrebino rimpatriato) della figlia maggiorenne.

Dopo questi fatti la ragazza minorenne è stata sentita dal Tribunale per i minorenni con un avvocato nominato dal padre, che però non ha più la tutela, che spetta alla madre, non avvertita della convocazione.

In questa vicenda, seppur con la minaccia dell’uomo di un intervento, i servizi sociali non risultano pervenuti, non essendosi interessati della situazione della minore che vive con il padre senza potestà.

La signora chiede di poter rientrare a casa propria e di essere tutelata di fronte ai comportamenti violenti dell’ex compagno che ha già dimostrato cosa sia in grado di fare.

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