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Il dramma della gelosia, costretta a subire ispezioni corporali: "Se mi tradisci ti uccido"

Prigioniera di un amore malato, avrebbe subito per anni una escalation di violenze senza fine. Botte per strada, se parlava con qualcuno, se solo avesse osato sottrarsi al suo controllo

Prigioniera di un amore malato, avrebbe subito per anni una escalation di violenze senza fine. Botte per strada, se parlava con qualcuno, se solo avesse osato sottrarsi al suo controllo, perchè lei, ormai, non era più una donna. Era un oggetto. Uno strumento bramato per il predomio e il possesso. Si arriva a denunciare il proprio aguzzino, spesso, quando ormai l'inferno si è radicato in casa da tanto, troppo tempo. Ed è quello che è successo ad una giovane donna dell'est residente a Gubbio, dopo la prigione della gelosia dentro la quale il suo compagno l'avrebbe rinchiusa per tre anni. L'imputato-oggi difeso dagli avvocati Donato Gagliardi e Chiara Camilletti del Foro di Perugia- sarebbe arrivato a puntare un coltello alla gola alla sua compagna per constringerla a chiamare tutti i suoi conoscenti con l'invito-si legge nel capo d'imputazione-di non farsi più sentire. Tanto era grande e ossessionante la gelosia nei suoi confronti. 

Pestata dal marito per vent'anni, poi trova la forza di denunciare: "Voleva uccidere me e i figli"

Ma la violenza fisica, al riparo da occhi indiscreti e consumata all'interno di quelle mura domestiche, presto si trasforma anche in attacchi di ira per strada, in mezzo alla gente, fuori dai locali. Secondo l'accusa, l'avrebbe più volte colpita con pugni in faccia, sulle costole, fino a sbatterle la testa contro un muro. Solo l'intervento dei passanti avrebbe placato quella furia cieca, tale da costringerla a ricorrere al pronto soccorso a causa delle lesioni.

Accecato dalla gelosia, l'avrebbe costretta a umilianti ispezioni corporali alla ricerca di tracce che confermassero i suoi sospetti sull'infedeltà della compagna, arrivando a strapparle i vestiti di dosso, a controllarle cellullare, messaggi, chiamate, macchina e borsa. Ed era così che la donna, ormai assorbita da quel presunto clima di violenza e terrore, spesso si presentava nuda al suo cospetto per "favorirne il controllo". 

Ogni piccolo segnale di ribellione che la donna avrebbe cercato di fare- dal rifiuto di un incontro, fino ad un breve allontamanento da casa- sarebbe stato vano, di fronte a quell'uomo che pur umiliando e maltrattando la compagna, non poteva stare senza di lei. Sarebbe arrivato addirittura a sfondargli la macchina e la porta di casa dove era momentaneamente ospite, tempestandola di chiamate, e minacciandola di morte. 

La vittima ha trovato poi la forza di denunciare; rinviato a giudizio, per l'imputato era stata emessa anche una misura cautelare. Ora si tornerà in aula a gennaio, dopo il rinvio dell'udienza di questa mattina al tribunale di Perugia. Lunga la lista di reati di cui dovrà rispondere. 

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