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I vicini filmano botte e insulti all'anziana madre ammalata, figlia e compagno sotto processo

Accusati di averla segregata in casa e di non aver permesso l'incontro con un'altra figlia

Picchia l’anziana madre con la complicità del compagno, ma una vicina riprende con il cellulare le violenze e scatta prima la denuncia e poi il processo.

L’accusa è pesante: alla figlia e al compagno sono contestate le violenze fisiche, l’aver sequestrata e vincolata in casa l’anziana donna, di averle impedito contatti con l’altra figlia e con persone esterne e con i servizi sociali, oltre ad una lunga serie di insulti e contumelie.

Un processo lungo al termine del quale il pubblico ministero ha chiesto 2 anni e 3 mesi.

La figlia e il compagno, difesi dall’avvocato Leonardo Romoli, sono accusati di aver “reiteratamente minacciandola gravemente, ingiuriandola con epiteti offensivi … nonché aggredendola fisicamente con spinte e percosse, e manifestando continua insofferenza alla sua presenza, denigrandola e umiliandola continuamente, maltrattavano … anziana madre di … affetta da gravi patologie presso la comune abitazione familiare” e di aver minacciato l’anziana madre di “ucciderla con un fucile”.

Tutti questi comportamenti sarebbero stati segnalati alle forze dell’ordine dalle vicine di casa e amiche dell’anziana donna malata. Non potendo incontrarla e non vedendola più uscire, allarmate dalle urla che provenivano periodicamente dall’appartamento, avevano filmato, dal balcone, le finestre della donna, dietro alle quali si vedevano ombre muoversi e urla alzarsi dall’appartamento.

In tribunale nel corso delle udienze è emerso che nel video si notano solo due figure dietro alla tapparella, ma non si capisce né chi siano le persone né se stano litigando tra loro o insultando l’anziana.

I servizi sociali, così come il medico curante, hanno fatto accesso nell’abitazione senza problemi e non hanno mai riscontrato segni di violenza o di percosse, ma solo un costante peggioramento delle condizioni di salute dell’anziana. Nel corso degli accessi dei servizi, del medico e delle forze dell’ordine, la casa è sempre stata trovata in ordine e pulita e l’anziana donna curata e ben vestita.

Il trasferimento in una residenza per anziani era stata stabilita proprio per il peggiorare delle condizioni della donna, malata di Alzheimer con la situazione che era “diventata ingestibile per chiunque”.

Il deperimento della donna non era dipeso da malnutrizione, come confermato dalle analisi e dagli accertamenti, ma di un problema tiroideo. La malattia e le condizioni di salute dell’anziana, infine, avevano portato all’aumento della litigiosità nella coppia, sempre più provata dalla gestione della situazione. Molti dei litigi sentiti dai vicini erano tra la figlia della donna e il suo compagno.

Dopo una lunga camera di consiglio il giudice ha assolto la coppia per insussistenza dei fatti.

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