Tenta di uccidere la moglie a coltellate, pena ridotta in appello e con lo 'svuota carceri' ottiene i domiciliari

Da sette anni e 8 mesi la condanna scende a 5 anni e 3 mesi e la possibilità di scontare il resto con l'affidamento ai servizi sociali

Tenta di uccidere la moglie, ma viene fermato dal figlio che gli salta sulla schiena e lo blocca. Dopo la condanna in primo grado a 7 anni e otto mesi, però, ottiene uno sconto in appello e con lo svuota carceri va ai domiciliari.

L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro di Baia, era stato condannato per il tentato omicidio della moglie e i maltrattamenti nei confronti della donna e dei due figli, a sette anni e otto mesi di reclusione e al pagamento di una provvisionale, come risarcimento, di 25mila euro.

L’imputato, arrestato nel novembre del 2018 per aver aggredito la consorte, si trova ancora in carcere a Capanne. Nel pomeriggio di domenica 11 novembre del 2018 il figlio minore della coppia aveva chiamato il 113, chiedendo aiuto perché il padre aveva aggredito la madre. I poliziotti della Volante erano intervenuti e all’interno dell’abitazione avevano trovato l’uomo, un 46enne rumeno, in evidente stato di ebbrezza alcolica. Secondo il racconto dei figli e della donna, l’uomo aveva tentato di accoltellare la moglie alla presenza dei due figli minori. Era stato proprio il figlio più grande a correre in soccorso della madre e, grazie anche alla donna, a disarmare l’uomo. L’aggressione era, comunque, proseguita con il marito che aveva gettato sul letto la moglie e poi l’aveva immobilizzata schiacciandola con il suo corpo, riportando la frattura di una costola ed una ferita da taglio alla mano sinistra.

A scatenare l’aggressione, secondo il racconto della vittima, la decisione della stessa di chiedere il divorzio. Decisione maturata dopo 7 anni di vessazioni e violenze. L’abuso di alcol, inoltre, avevano alimentato le ossessioni dell’uomo e la sua gelosia nei confronti della consorte, più giovane.

Nel processo d’appello il difensore dell’uomo è riuscito a concordare con l’abbassamento della condanna a 5 anni e 3 mesi di reclusione, con la possibilità di ricorrere all’affidamento ai servizi sociali per il periodo restante da scontare. In virtù del decreto svuota carceri, inoltre, l’uomo ha ottenuto gli arresti domiciliari presso l’abitazione dei parenti.

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La donna si è costituita parte civile tramite l'avvocato Maria Cristina Tomassi.

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