Cronaca

Operazione Ghost wine, il super laboratorio di Perugia fa scoprire il vino lavorato con sostanze illegali

Sequestrati nel Lazio dai Carabinieri del Nas prodotti vinicoli per oltre 500mila euro

Trentamila litri di vino, 60 litri di vari aromi sintetici, caramello e altre sostanze idonee alla sofisticazione dei vini, per complessivi mille litri. E' il bilancio dell'operazione 'Ghost Wine' che ha portato a scoprire vini sofisticati per oltre 500mila euro, grazie alle analisi del laboratorio ICQRF di Perugia del MInistero delle Politiche agricole che ha rinvenuto acqua e zuccheri non naturali dell'uva nel prodotto.

Anche il presidente Comagri Filippo Gallinella si congratula con i Carabinieri del Nas e il laboratorio ICQRF per il lavoro "a tutela dei consumatori e del Made in Italy".

"L'indagine è scaturita dai risultati di analisi chimiche su campioni di vini DOP/IGP, detenuti all'interno di uno stabilimento enologico in provincia di Roma, da parte del laboratorio ICQRF di Perugia, che hanno evidenziato la presenza di acqua e zuccheri non naturali dell'uva – afferma il presidente Comagri, Filippo Gallinella - I quantitativi di vini e prodotti rinvenuti durante le operazioni di perquisizione, hanno fatto emergere incongruità tra i quantitativi di vini acquistati e quelli detenuti e rivenduti, nonché un’illecita utilizzazione di denominazioni di origine DOP/IGP laziali e di altre regioni italiane".

Il blitz, coordinato dal sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Tivoli Giuseppe Mimmo e non a caso denominato Ghost Wine, ha interessato non solo alcuni locali adibiti a cantine fantasma, ma anche abitazioni e pertinenze in uso alle cinque persone indagate.

Le ricerche dei militari e degli ispettori della repressione frodi si sono concentrate sulla ricerca di partite di vino sofisticato e di sostanze “dopanti” come zuccheri esogeni, acidi ed aromi. In particolare, è stato sequestrato uno stabilimento vinicolo non censito nei registri nazionali. Le investigazioni hanno permesso di accertare che i cinque indagati si avvalevano di forniture di vini da parte di altre cantine, che cedevano prodotti comuni anche “in nero”.

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