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Vinarelli, che tristezza. Un’edizione in tono minore, causa coronavirus

La manifestazione per niente pubblicizzata. Era inevitabile che dovesse andare così

Vinarelli, che tristezza. Un’edizione in tono minore, causa coronavirus, e per niente pubblicizzata.

Era immaginabile che le cose dovessero andare così. D’altronde, si trattava di fare una scelta tra il saltare l’edizione 2020 o scansionarla, in modo da evitare i tradizionali affollamenti della fortunata kermesse torgianese. E credo abbiano fatto la scelta giusta, anche per non rompere la tradizione, spezzando il filo rosso che lega l’evento e la cultura artistica alle eccellenze del territorio.

Si è deciso, dunque, di frazionarla in tre step – nei giorni 7-8-9 agosto – che vedessero impegnati una decina di pittori per ogni serata. Così ieri sera abbiamo visto all’opera personalità del mondo artistico, fra le quali Lello Negozio, Massimo Arzilli, Francesco Quintaliani, Simona Costa, Piero Bonciarelli, impegnati nell’elaborazione artistica che vede l’abbinamento della pittura con sua eccellenza il vino.

Un clima dimesso, con pochissima gente in giro. È, in fondo, quello che si auspicava. Maledetto coronavirus. Se l’inventore dei Vinarelli, Giuseppe Agozzino, avesse potuto vedere gli effetti di questa peste sulla manifestazione da lui ideata, se ne sarebbe uscito con una delle sue indimenticabili battute da siciliano-perugino. Ma, purtroppo, così è… se vi pare.

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