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Foto di Gianluca Papalini

Foto di Gianluca Papalini

Videomapping e proiezioni, gusti e disgusti, pagato poco o tanto… si accende la disputa sul Natale luminoso

La storia ci ricorda che le videoproiezioni sono una vecchia dote perugina

Videomapping e proiezioni, gusti e disgusti, pagato poco o tanto… si accende la disputa sul Natale luminoso a Palazzo dei Priori. Mai come quest’anno, le luminarie natalizie diventano motivo di conflitto. Gli altri anni ci eravamo abituati a sentire il solito commento perugino: “Meglio quelle dell’anno scorso”. In genere, poco fondatamente, si discettava sull’albero et similia. Ma poi tutto rientrava.

Quest’anno pare che il consenso o il dissenso si polarizzino sulle appartenenze. Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra? Cantava Gaber. Che poi ci si possa dividere su apprezzamenti di carattere estetico-ideologico è scelta che supera brillantemente la soglia del ridicolo.

Facciamo il punto e proviamo ad esprimere un parere. Personale, s’intende, con tutti i limiti dell’estetica che investe la sfera del gusto. Ma anche con qualche citazione di eventi cittadini. La storia ci ricorda che le videoproiezioni sono una vecchia dote perugina. Sono state realizzate in più occasioni, da oltre quarant’anni a questa parte.

Forse la prima esperienza risale a una proiezione avvenuta in occasione della festa del XX Giugno che il senatore Lello Rossi, in veste di vicesindaco di Perugia, denominò, per la prima volta, “Festa Grande”. Il termine è diventato eponimo della ricorrenza cittadina in quanto festa di tutti, senza connotazione di appartenenze politiche o ideologiche.

Grande come grande fu il sacrificio dei patrioti perugini, anche civili, caduti sotto i colpi della soldataglia svizzera al comando del Colonnello Schmidt. Che, per questa sua epica impresa, fu poi nominato generale. Bizzarrie di potere temporale! Il contrasto fra cattolici e laici trovò sintesi eccellente con l’iscrizione di monsignor Elio Bromuri all’Albo d’Oro della città (2010), proprio in occasione del XX Giugno. Don Elio me ne parlò come di una scelta positiva, che intese porre fine allo storico conflitto fra chiesa e potere civile. Ma don Elio era un grande e poteva motivatamente proporsi come intellettuale di sintesi. E il Consiglio comunale lo comprese. L’esperimento delle proiezioni fu poi ripetuto in altre diverse occasioni. In un caso se ne occupò l’indimenticabileamico, attore e scrittore Walter Corelli.

E veniamo al presente e ai contenuti. Non voglio entrare nella sfera estetica, discettando del bello o del brutto. Senzascomodare l’Anonimo “Del Sublime”, dico che le immagini possono piacere. Ritengo che si sarebbero potute fare altre scelte, per così dire, più identitarie. E forse anche più degne della storia e del prestigio di un capoluogo di Provincia, che ha avuto titolo a partecipare – perdendola clamorosamente, per errori marchiani – alla competizione per Capitale della Cultura.

Pitture. Lasciando stare l’ipotesi di proiettare le opere della Galleria (perché la cultura non è alta né bassa e dipende sempre dal punto di osservazione di chi guarda), credo che si sarebbe potuta proporre un’immagine festosa della città attraverso le rappresentazioni che ne dànno, o ne hanno date, artisti tutti nostri. Credo, ad esempio, che avrebbero brillato le immagini cromaticamente festose di Francesco Quintaliani, o quelle citazionali di Stefano Chiacchella. Tanto per mettere in campo due pittori noti e originali, capaci di raccontare in modo entusiasmante la Vetusta.

Incisioni. Oppure, perché non proporre scorci urbani del frate incisore Diego Donati, ofm, e della sua allieva Serena Cavallini? Faccio così per dire, senza forzare o intellettualizzare a oltranza. Altra ipotesi: fotografie d’arte. Una città come la nostra, proposta attraverso le fotografie dei tanti nostri geni dell’obiettivo (non faccio nomi per non trascurarne nessuno), avrebbe gioito nell’acquisire consapevolezza di sé. E la festa non sarebbe stata meno radiosamente. Natale non è solo Babbo Natale e Natività, ma riflessione su noi stessi, sulla nostra storia, su un’identità sentita e condivisa. Questo, e non altro, mi sento di proporre alla riflessione del lettore.

Quanto ai costi, nessun dramma. Senza stare a dire che hanno fatto bene o male, che l’operazione è costata troppo o poco… o che è a costo zero. Che si voglia o non si voglia rivelare (poi, perché mai?) l’importo di spesa. L’assessore Clara Pastorelli, da me sollecitata, non ha voluto fare cifre.

Una manciata di spiccioli. Da una mia indagine, che ritengo attendibile, l’operazione è costata una manciata di spiccioli. Anche grazie al trattamento di favore concesso dalle due aziende, per amore della città.

Cercare il senso della Festa nella condivisione. Anche il Natale, come ogni momento di festa e di matura socialità, deve essere condivisione. D’altronde, i nostri Sandro Penna (“…e questa festa di parole in me”) e Aldo Capitini (in “Colloquio Corale” e altrove) dovrebbero averci insegnato parecchio sul concetto di Festa. Che è “in noi” o non è. Senza sterili e strumentali polemiche. Che possono solo guastarci la festa, già rovinata di suo.

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