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Vita da incubo, minaccia e picchia la vicina di casa, quaranta querele in tre anni: donna a processo

Nominato anche un perito per valutare la capacità di intendere e di volere dell'imputata, finita davanti al giudice per atti persecutori, violenza privata e lesioni

La convivenza tra due vicine che si trasforma in un incubo, con tanto di minacce, querele, atti persecutori e lesioni andate avanti per mesi e mesi. La vicenda, accaduta in una palazzina di San Giustino, ora vede alla sbarra una 49enne che dovrà rispondere non solo di stalking nei confronti della vicina, ma anche di averla diffamata, minacciata, offesa e picchiata, arrivando a dire in giro che "lei era malata di sifilide o che suo figlio era un ubriacone".

Per l’imputata – difesa dall' avvocato Eugenio Zaganelli – è stato chiesto il giudizio in abbreviato condizionato a perizia e oggi lo psichiatra Tarcisio Radicchia, che è stato nominato per espletare  le operazioni peritali e verificare la capacità di intendere e di volere della donna, ha confermato in sede di udienza preliminare la "semi incapacità dell’imputata" al momento di compiere i fatti. Il giudice, dopo aver riunito due distinti procedimenti per i medesimi reati imputati alla donna, ha rinviato l’udienza al prossimo 12 aprile per la discussione dell’abbreviato.

La vittima intanto si è costituita parte civile con l'avvocato Senatore: sarebbero una quantina le denunce querele da lei sporte nei confronti dell'imputata nel giro di 3 anni e mezzo: secondo il capo d'imputazione formulato dal pm Mara Pucci, avrebbe cercato in tutti i modi di ledere la sua vita e la sua reputazione, rivolgendosi a lei con frasi pesanti e offensive anche in presenza dei suoi familiari: “Se ti metto le mani addosso, ti faccio vedere io cosa faccio”.

Durante un banale alterco sulla spettanza del pagamento della bolletta del gas, improvvisamente avrebbe sbattuto  la porta d’ingresso della palazzina in modo da chiudervi in mezzo il braccio della persona offesa e procurandole lesioni, mentre in un altro episodio, dopo la notizia di essere stata denunciata, avrebbe impedito alla “nemica” di rientrare nel portone del palazzo spingendola con forza fino a farla cadere. Nel gennaio del 2015 scatta per l'imputata  il divieto di avvicinamento impostole dal gip, anche se non sarebbe valso per farle cessare i comportamenti violenti e persecutori nei confronti della vicina. 

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