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Sabato, 25 Maggio 2024
Cronaca

Viaggio nella giustizia - "Non servono riforme, ma personale e strutture. La vera riforma sarebbe non applicare la Cartabia"

Avvocati che lasciano per i concorsi in cancelleria o per l'ufficio del processo, intervista al direttivo della Camera civile di Perugia sullo stato della professione

La professione dell’avvocato è cambiata sotto tanti profili. È quanto emerge dalla seconda puntata dell’inchiesta di Perugia Today nel mondo della giustizia e dei tribunali. È la volta della Camera civile di Perugia, presieduta dall’avvocato Fabiana Silvestri. Il direttivo dell’associazione si è riunito e ha provato a illustrare cosa è cambiato.

Stress da udienza, clienti particolari, incombenze fiscali, tanti in fuga dalla professione con i concorsi in cancelleria, l’ufficio del processo e anche l’insegnamento a scuola, cosa è cambiato?

“In realtà, pur mantenendo il suo fascino, la professione di avvocato è profondamente cambiata: si fa il tabaccaio pagando i diritti di copia con il Pago PA. Si interpreta il ruolo dell’ufficiale giudiziario predisponendo la relata di notifica o facendola interamente in proprio per non incorrere nelle problematiche di appuntamenti e code nell’ufficio preposto; poi necessariamente si incarna la qualità di cancelliere quando si carica l’intero fascicolo telematico sul Pct (si pensi ad esempio al ricorso ex art.669 bis dove vanno spesso inserite copiose cartelle cliniche); inevitabile anche una virata veloce sul versante del dipendente pubblico comunale quando si scaricano in modo autonomo i certificati anagrafici. Per noi avvocati la vera criticità è la predisposizione degli atti con le nuove norme della riforma Cartabia, assolutamente poco chiare e da combinare con le scadenze dei nuovi termini da coordinare con i frequenti patch di aggiornamento della piattaforma telematica”.

Ecco, parliamo della riforma Cartabia, cosa ha portato tra intenzioni del legislatore e realtà processuale?

“È presto per dirlo perché ancora non ci sono processi civili definiti con il rito Cartabia, ma nella sostanza non è cambiato nulla rispetto al rito precedente. . Non servono riforme, ma risorse sotto forma di un aumento del numero di magistrati e personale amministrativo, come già noto da tempo. Quello che ad oggi si può affermare è che la riforma Cartabia ha causato lo stravolgimento procedurale! Una riforma che ha complicato un processo che nel bene o nel male aveva il suo funzionamento. La vera riforma sarebbe: “dal 15 settembre non si applica più la riforma Cartabia”!

Quali criticità nel Foro di Perugia?

“Il Foro perugino risente più di molti altri tribunali del numero ridotto delle unità in servizio, sia tra i magistrati sia tra il personale amministrativo, ma pure di una struttura (soprattutto quella civile) vetusta, che fatica a stare al passo con i tempi e con le esigenze - informatiche tra le prime - di tutti gli operatori del diritto. Peraltro la dislocazione in più sedi degli uffici giudiziari comporta numerosi problemi di fruibilità degli stessi soprattutto da parte degli avvocati che devono raggiungere il capoluogo dalle varie città limitrofe”.

In cosa può migliorare la sinergia tra avvocati, giudici e uffici giudiziari?

“Ad oggi la sinergia di cui godiamo è quella che si è sviluppata in era Covid, che ha portato tra l’altro alla regolamentazione oraria delle udienze, alla trattazione scritta o da remoto, alla stipula di numerosi protocolli. Sicuramente si può e si deve e si deve migliorare, collaborare per un maggior coordinamento delle professioni, nell’interesse supremo della giustizia”.

Giustizia lumaca, i processi sono veramente così lunghi?

“Sì, i processi sono troppo lunghi. Le medie statistiche sono fuorvianti perché tengono conto di cause abbandonate alla prima udienza o non coltivate dopo l’iscrizione a ruolo; la motivazione dei ritardi è in gran parte dovuta alla carenza di organico dei magistrati, come già detto”.

Nuovo ministro, ennesima riforma, tra abuso d’ufficio, intercettazioni e separazione delle carriere, che ne pensa?

“Il ministro dovrebbe preoccuparsi di attuare la riforma anziché perdere tempo a riformare la riforma, visto i numerosi problemi che presenta (esempio d. lgs. n. 13.06.23 n°69 – rilascio passaporto/carta di identità valida per l’espatrio in favore di genitori di figli minorenni). Da un uomo e una donna di legge di tale spessore ci aspettavamo risoluzione delle problematiche sostanziali e non il restyling dei nostri codici che tutto sommato garantivano e garantiscono un adeguato livello di garanzie processuali. Come sempre si cambia tutto purché nulla cambi; se si contano i termini di cui al nuovo processo di cognizione di primo grado ci si rende conto che alla fine si sono ‘tagliati’ circa 20 giorni e chiaramente non sarà questa (finta) ‘innovazione’ a risolvere anni di arretrati o ad evitare rinvii per la precisazione delle conclusioni a due anni o tre anni dall’ultima udienza istruttoria”.

Un consiglio per i giovani che si affacciano alla professione?

“I giovani prendano coscienza delle difficoltà della professione, di quanto studio serve, quotidiano, costante, sempre affrontato con curiosità, dedizione e serietà ma non si lascino scoraggiare dallo stato in cui versa oggi la giustizia. Trovino la forza negli illustri personaggi che ci hanno preceduto le cui testimonianze sono e saranno immortali. Senza disturbare i grandi classici pensiamo a Calamandrei che affermava tra l’altro ‘che «grande avvocato» vuol dire avvocato utile ai giudici per aiutarli a decidere secondo giustizia, utile al cliente per aiutarlo a far valere le proprie ragioni. Utile è quell'avvocato che parla lo stretto necessario, che scrive chiaro e conciso, che non ingombra l'udienza con la sua invadente personalità, che non annoia i giudici...’, già all’epoca visionario ed in perfetta armonia con la recentissima previsione della riforma Cartabia che all’articolo 121 che statuisce che ‘tutti gli atti del processo sono redatti in modo chiaro e sintetico’”.

(Continua/2)

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