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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

PERUGINERIE Quando in via Fratti si mangiava l’oca a l’Eca. C’era una volta la mensa del Comune, quella ‘dei poveri’

C’era una volta la mensa del Comune, quella ‘dei poveri’, dove mangiavamo un po’ tutti... nel rispetto della tradizione

Quando in via Fratti si mangiava l’oca a l’Eca. C’era una volta la mensa del Comune, quella ‘dei poveri’, dove mangiavamo un po’ tutti... nel rispetto della tradizione. La ricorrenza di san Martino (“oca, castagne e vino”) consente una divagazione storico- gastronomica sulla tradizione perugina. Ci riferiamo alla preparazione dell’oca arrosto. Con patate, naturalmente. Ricordiamo la vulgata che vuole il santo di Tours nascosto in uno stalletto delle oche per sfuggire alla nomina vescovile: tanto grandi erano la sua discrezione e modestia. Lo starnazzare dei palmipedi ne svelò la presenza (ricordando il mito romano delle oche del Campidoglio). Fatto che comportò la sua elevazione alla carica episcopale. Ecco a cosa si lega la preparazione dell’oca arrosto: un omaggio alla memoria e… allo stomaco.

Ma torniamo all’Eca. Cos’era? Acronimo di Ente Comunale Assistenza, come allora si chiamava l’Istituzione che provvedeva a dare un boccone ai poveri e ai bisognosi. E che boccone! E non solo ai poveri (che, con la tessera, mangiavano gratis) ma anche a quanti (impiegati, artigiani, studenti, greci sfuggiti al regime dei colonnelli, venditori ambulanti…) operavano al centro storico e non tornavano a casa per il pranzo. Dunque, i pasti costavano pochissimo, ma le finanze erano periclitanti. Tanto che il Consiglio Comunale pensò di affidarne il risanamento nientemeno che al poeta Claudio Spinelli, conosciuto come abile amministratore.

Pertanto, il nostro Claudio si mise di buzzo buono per il felice esito dell’operazione. Mise al vertice della Mensa lo stimato amico Massimo Pifarotti (che adempì al mandato con scrupolo e competenza) e, come primo atto, pensò di adeguare gli importi veramente bassissimi. Lo racconta a Gianfranco Ricci anche l’orafo Primo Tenca, allora giovanissimo apprendista alla bottega di Costante Brunori di via Bartolo. Gli utenti però si ribellarono all’aumento che intendeva portare il ticket da 190 a 250 lire. Dopo lunga trattativa, si addivenne a concordare per 220 lire.

Come fece Claudio a risanare, senza abbassare il livello delle prestazioni? Valorizzando alcune risorse comunali con la lottizzazione della zona di San Vetturino, che fruttò parecchi soldini. Anche a seguito di questa operazione di risanamento della mensa dei poveri, il sindaco di Milano Aldo Aniasi gli conferì l’Ambrogino d’oro. Cosa c’entra Milano? C’entra, c’entra. Certe voci corrono e arrivano lontano. Come nel caso dell’aver messo “L’intelligenza al servizio di tutti”, come recita la motivazione.

E l’oca? Ci dicono che non mancò mai in quella mensa, in occasione dell’11 novembre: San Martino, appunto. Ultimo punto da ricordare, per legarci a San Martino e all’oca. Spinelli fu anche chiamato alla presidenza del Sodalizio di San Martino, istituzione perugina in cui si spese con persuasa
peruginità.

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