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Giovedì, 26 Maggio 2022
Cronaca Monteluce / Via Maria Alinda Bonacci Brunamonti

Via Brunamonti, il muro è a rischio crollo: urnetta etrusca unica ignorata e abbandonata

La Soprintendenza avrebbe dovuto preoccuparsene. Ammesso che lo abbia fatto, non se ne vede traccia. Perché quell’urnetta lambisce la zona a rischio e un crollo la farebbe precipitare nella sede stradale

L’imperativo è categorico: “Salvate quell’urnetta etrusca”. È una circostanza che ha quasi dell’incredibile ed è ignota ai più: soprattutto ai cives perusini che hanno perso la sana abitudine di andare in giro “pedibus calcantibus”. Ma non è ignota ai cultori profondi della peruginità, come la pittrice Serena Cavallini, monteluciana doc, che qualche anno fa ce ne segnalò l’esistenza.

La notizia è questa: un’urnetta cineraria etrusca è inserita nel muro pericolante lungo via Brunamonti. Come opera provvisionale, il Comune ha posizionato delle tavole e delle assi a contrasto, per impedire che il muro, evidentemente spanciato, possa crollare. Ma quell’emergenza è certamente sfuggita agli operari cui non sono di certo richieste conoscenze archeologiche. Ma la Soprintendenza avrebbe dovuto preoccuparsene. Ammesso che lo abbia fatto, non se ne vede traccia. Perché quell’urnetta lambisce la zona a rischio e un crollo la farebbe precipitare nella sede stradale. Poi, magari, qualcuno potrebbe raccoglierne i cocci o, se è uno che se ne intende, portarsela a casa.

Il fatto è questo. Nell’Ottocento venne realizzato questo muro di contenimento della terra soprastante, coltivata a viti e ulivi, utilizzando materiali di recupero e di spoglio. A quei tempi, non c’era troppa attenzione a certe cose. Così si utilizzarono materiali vari, tra cui laterizi, pietre medievali e addirittura reperti provenienti dalla vicina necropoli di Monteluce. Quel muro fu poi rinforzato nei primi decenni del Novecento, quando lungo via Cialdini si costruì massicciamente e il peso degli immobili andava contrastato. Ma ci si limitò ad aggiungere un po’ di cemento e a consolidare le parti meno robuste.

Quanto alla presenza di reperti etruschi in zona, non è una novità ricordare la scoperta (pensionato Nazareno Banella, 1983) della tomba Cutu, in via Madonna del Riccio, al Toppo. Come è risaputa la circostanza che la necropoli includeva la zona dell’ex convento delle Clarisse, poi ospedale policlinico, e il terreno dove fu costruita l’attuale farmacia comunale.

Insomma, quell’urnetta, per la verità, di strada deve averne fatta pochina: proviene da molto vicino. Osservandola con attenzione, ancora si distinguono tre figure: una  recumbente e due in piedi (forse due Lase), dotate di una fiaccola o, c’è chi dice, di una spada. La figura recumbente potrebbe essere Ifigenia distesa sulla pira, pronta al sacrificio. Tanto che qualche archeologo definisce la scena come “Il sacrificio di Ifigenia”. Certamente si tratta di una raffigurazione unica, non seriale. E questo costituisce un valore aggiunto. Premesso che l’urnetta va assolutamente tutelata, non sarebbe utile – approfittando dei lavori – estrarla e conferirla al Museo Archeologico di San Domenico? O, almeno, segnalarla con un’apposita targa che richiami attenzione e la valorizzi?

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