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Verso l'8 Marzo | In piazza Italia le donne chiedono a gran voce dignità e rispetto.

In piazza Italia le donne chiedono a gran voce dignità e rispetto. L’occasione è quella della prossima festività della donna, dell’8 marzo, universalmente considerata come ricorrenza tutta declinata al femminile. Per quella data è poi previsto un evento specifico di cui daremo conto. Una ventina di rappresentanti quello che (banalmente) si dice il “gentil sesso” erano stamane sotto il monumento equestre di Giulio Tadolini per reclamare i giusti diritti di parità, ma anche molto altro. Specie considerando lo spettacolo orrendo che la cronaca ci offre da qualche tempo. Per non parlare di leggi che le manifestanti equiparano a “dileggi”.

Slogan-2La pandemia, la convivenza forzata, la crisi economica fanno scoppiare la coppia e c’è sempre qualcuno (indegno portatore della qualifica di “uomo”) che sceglie di comportarsi come nessun essere vivente su questo pianeta. Infatti, un’altra banalità è quella di dare per scontata, una volta per tutte, una presunta parità che è ancora di là da venire nella società (in)civile, oltre che nella testa delle persone. La manifestazione si è dipanata davanti a palazzo Cesaroni, sotto il controllo, puramente simbolico e dovuto, della forza pubblica.

Le donne, in circolo, esibendo manifestini contenenti slogan efficaci (non di marca banalmente “femminista”, ma puntati sui problemi), hanno ripetuto a più riprese la frase che una ragazza Un No deciso contro leggi dileggi-2intraprendente lanciava, tirando su da una cesta dei volantini. Frasi forti, ma non del femminismo stantio “tremate / tremate / le donne son tornate”. Invece una chiara richiesta a non tornare al Medioevo con donne messe al rogo, effigiate su un efficace volantino.

Il tutto nel massimo ordine e con seria convinzione: quella dell’evidenza delle tematiche sollevate. Pochi i curiosi fra pandemia, gelida tramontana, sbaracco fallimentare. È stato bello assistere a una manifestazione civile e decorosa. Come quella che solo le donne possono attuare. Dimostrando, fra l’altro, quanto sia desueta e irrealistica la vecchia definizione (“la mia metà”) che il marito proponeva presentando la consorte. Perché le donne sono tutte intere, non sono “la metà” di niente e di nessuno. Anche se c’è stato un Grande Timoniere rivoluzionario, il quale – con rispetto e poesia – volle chiamarle “l’altra metà del cielo”.

Un momento della manifestazione-2

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