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Cronaca

Perugia, commenti e indicazioni sulla donna protagonista di un video hard: ex condannato per diffamazione

Nei filmati era ripresa una ragazza sconosciuta, ma nei commenti l'ex fidanzato avrebbe fornito indicazioni che riconducevano alla giovane

Condannato a 2.000 euro di multa e al pagamento delle spese processuali e di una provvisionale di 10mila euro a favore della vittima, con il risarcimento del danno subito dalla parte civile nella misura da determinarsi in sede civile.

È quanto stabilito dal giudice del Tribunale penale di Perugia nei confronti di un 42enne di Perugia, difeso dagli avvocati Daniele Polani e Francesca Fioretti, accusato di diffamazione per aver pubblicato in un sito di video porno amatoriali dei commenti sotto alcune immagini che ripendevano una donna intenta in un rapporto sessuale, facendo intendere che si trattasse della sua ex.

Nelle immagini il volto della donna si vede, ma l’utente anonimo che ha pubblicato il video, e che per la Procura sarebbe proprio l’imputato, avrebbe postato anche una serie di commenti che fornivano indizi per scoprire l’identità della donna.

Messaggi del tipo: “Guarda questa ragazza cosa fa. È sempre disponibile”, insieme con tanti indizi per giungere fino alla sua identità.

Secondo il capo d’imputazione l’odierno imputato “postava sei frasi, tra il 2018 e il 2019, con le quali indicava come protagonista del video la parte offesa”.

La ragazza, assistita dall’avvocato Alessandro Di Baia, aveva deciso di sporgere querela dopo che voci, commenti e messaggi avevano iniziato a circolare tra amici e conoscenti, indicandola come la ragazza del video.

Gli agenti della Polizia postale non sono riusciti a risalire all’account che aveva caricato il video su un server per poi pubblicarlo, ma quel profilo anonimo che aveva espresso i commenti, secondo la Polposta, sarebbe stato riconducibile all’imputato, cioè l’ex fidanzato che avrebbe così voluto vendicarsi per la fine della storia.

La difesa aveva sostenuto che a mettere online i video e fare i commenti fosse stato qualcun altro.

Il giudice ha ritenuto la ricostruzione accusatoria ben motivata, con elementi certi per portare alla condanna dell’imputato che, una volta depositate le motivazioni, avrà la possibilità di ricorrere in appello.

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