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Castelluccio di Norcia

Castelluccio di Norcia

Il giorno dopo. Sotto un tranquillo cielo azzurro... quel che resta di Norcia, Preci e Castelluccio

Dopo 24 ore dalla scossa record, dalla paura e dai salvataggi è ora possibile guardare nella sua interezza il dramma della Valnerina e gli effetti devastanti su borghi, città e monumenti. Nostro viaggio nelle zone rosse

Le uniche voci che si odono di tanto in tanto sono quelle dei tecnici e dei vigili del Fuoco che stanno effettuando alcuni sopralluoghi o recuperi di vestiti e preziosi per le famiglie rimaste senza una casa, senza un cambio di abiti. Rombano le ruspe che liberano i vicoli intasati di pietre, coppi e persino mobili caduti a terra dalle pareti sventrate. Al centro di Norcia il 100 per cento delle case e della attività commerciali è inagibile o semi-inagibile. Si calcola invece 4 case su 10 possono essere definite distrutte anche se non c'è un effetto tabula rasa modello Amatrice o Arquata. Il santuario della cristianità, figlia del gran santo Benedetto, è ormai rappresentato solo dalla facciata con tanto di rosone della Basilica. Il resto sono solo cumuli e assi portanti dei tetti spezzati. E' un miracolo che non ci siano state vittime. Per chi ha fede è l'ennesimo atto di pietà del Patrono d'Europa. La bella Vetusta Nursia è moribonda ed è impenetrabile per i non addetti ai lavori. 

Il giorno dopo è lugubre anche per chi oltre alla casa teme di perdere il lavoro: gli alberghi sono danneggiati, idem i ristoranti ma persino le due zone industriali sono inginocchio. La produzione è ferma. La trasformazione di prodotti tipici (dalla norcineria passando al cioccolato e tartufo fino al prelibato formaggio del posto) è ridotta al minimo. Sul versante delle aziende di allevamento viene usato un termine apocalitico dalle associazioni di categoria locali: danni da bomba atomica. Molte stalle hanno ceduto uccidendo ovini, mucche, cavalli e muli (utilizzati per fare passeggiate lungo i sentieri di questo paradiso verde). Animali rimasti ad agonizzare per ore sotto le macerie. 

La piccola frazione di Campi era già da giorni disabitata. Qui ci sono stati crolli veri: cacellate completamente una decina di case, inagibili tante altre, hanno resistito invece quelle restaurate recentemente nella parte alta. La Chiesa di Sant'Andrea è praticamente irriconoscibile. I vicoletti sono impenetrabili. Ad ogni scossa vengono giù tegole come proiettili. 

Il colpo al cuore - ai ricordi, agli amanti dei borghi antichi isolati e rimasti volutamente fuori dal tempo - lo riserva il giorno dopo Castelluccio un tempo signore e custode del più bel altopiano d'Italia teatro dell'infiorata che richiama turisti da tutto il mondo. C'è un misto, sul colle, di cassonetti in plastica, pietre, vetri, infissi in legno e ferro. Una decina le case rimaste in piedi con porte e finestre sprangate. La piazzetta è diventata una discarica confusa dei pezzi del borgo sbriciolato. Le ringhiere del belvedere sono in piedi: ci si può facciare senza pericolo è vedere la bellezza dei prati infiniti. Ma se si guarda in alto fanno paura le frane e le spaccature che hanno cambiato per sempre il Monte Vettore. 

Preci - 700 anime un tempo sparse tra frazioni, case isolate e il centro storico da bomboniera - è ancora isolato dal resto del mondo. Ma qui stanno operando a fianco della popolazione la protezione civile, i vigili de fuoco, i Carabinieri e l'amministrazione comunale. La gente del Paese può contare su alcune strutture che da tempo svolgono un ruolo di accoglienza, dormitorio. Ma c'è chi vive in roulette, chi ha messe delle tende sia nei giardini chi si affida a delle baracchette per controllare gli animali negli allevamenti. L'unica certezza è che in molti non se ne vogliono andare: sono nati qui, vogliono restare lì. Serve però tutto: dal cibo a tende e mobili abitativi. Pochissimi quelli che sono andati direttamente negli alberghi del Trasimeno. Meglio trovare una sistemazione autonoma in attesa c'è chi preferisce dormire in macchina. 

Intanto l'ultima scossa ha distrutto in maniera definitiva anche l'abbazia di Sant'Eutizio dove è ceduto anche il campanile e sono rimaste in piedi soltanto le mura esterne del complesso. Il giorno dopo resta in piedi soltanto la speraza (che si alterna però alla grande paura dopo le infinite scosse di assestamento che si succedono senza sosta.

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