Cronaca

Prestiti "a strozzo" in filiale, professionista condannata a 3 anni e 4 mesi per usura

La donna era finita nell'inchiesta "Quarto passo" e la Finanza le ha confiscato 700mila euro in denaro e immobili

Tre anni e quattro mesi per aver applicato tassi usurari a clienti che si rivolgevano alla sua finanziaria. L’attività illecita della professionista, difesa dall’avvocato Lara Greco, aveva dato il via alle indagini dell’operazione “Quarto passo” e a luglio e inizi di novembre a suo carico era stato disposto un sequestro e contestuale confisca, in applicazione della normativa antimafia, per 700mila euro.

Secondo l’accusa la finanziaria gestita dalla professionsta era l’esca per far finire nell’usura quanti avessero avuto bisogno di un prestito. Tredici vittime sono finite nella rete, costrette a restituire molto più di quanto ricevuto, fino a che non hanno denunciato.

La donna, in qualità di amministratrice di una finanziaria, con sede a Ponte San Giovanni avrebbe erogato prestiti a diversi clienti che si erano rivolti a lei per difficoltà finanziarie. Essendo titolare di un’attività professionale di intermediazione finanziaria mobiliare e avendo agito in danno di persone in stato di bisogno, la Procura di Perugia le contestava anche l’aggravante.

C’è il caso dei 7mila euro di prestito, ma consegnando al cliente 6mila euro, mentre 1.000 erano addebitati per “spese di istruttoria”. La somma doveva essere restituita in 36 rate mensili da 300 euro (10.800 euro) con un “tasso di interesse del 48,23%, con un’eccedenza del 28,20% rispetto al tasso soglia”. Come garanzia si faceva firmare 36 cambiali in bianco.

Ad un altro cliente, che aveva chiesto un prestito di 17mila euro, ne addebitava 2mila di spese d’istruttoria e 350 di bolli, con la stipula di un contratto per 36 rate mensili di 750 euro (27.000 euro), “con un tasso del 50,27%, superiore del 37,97% al tasso soglia”. Alla stessa persona, inoltre, concedeva un secondo prestito per 11.500 euro, con “un nuovo piano di ammortamento in 48 rate da 490 euro”, cioè 23.520 euro di capitale da restituire, ad oltre il 50% mensile di tasso.

Chi chiedeva un prestito di 5mila euro, riceveva in contanti 4.200 euro e si impegnava a restituirne 8.640. Non potendo pagare richiedeva un altro prestito, facendo lievitare la cifra di altri 11mila euro, ad un tasso del 34,55% mensile.

Un cliente otteneva 7mila euro di prestito, ricevendone solo 5.100 e impegnandosi a restituirne 10.800 in 36 rate.

La professionista, però, risultava priva di redditi che giustificassero le disponibilità finanziarie, mobiliari ed immobiliari accumulate nel tempo. Dalle indagini è emerso che la donna otteneva mutui bancari, le cui rate non venivano pagate, così le banche li mettevano all’asta e soggetti interessati li prendevano ad un prezzo molto più basso.

Le vittime si erano costituite parte civile tramite gli avvocati Cristina Zinci, Matteo Bettini e Giuseppe Montone.

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