Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Maresciallo in pensione e amico insospettabile, condannato per i prestiti ad usura

Quasi quindici anni di processo per arrivare alla sentenza: interessi annui del 120%

Le banche non potevano più soddisfare le richieste economiche, così si sono rivolti ad un amico. Il quale non era quello che credevano. In genere nelle storie di usura è sempre così: il volto che si presenta è quello amichevole, di chi può aiutarti senza chiederti nulla in cambio. Poi si finisce nell’incubo dell’usura.

Un usuraio è stato condannato, dopo un processo di quasi 15 anni, a 3 anni e 8 mesi di reclusione e al risarcimento, parziale, di 5mila euro per ognuna delle quattro vittime.

È quanto racconta la vicenda che vede protagonista un pensionato dell’Arma dei carabinieri, accusato di essere un usuraio e difeso dall’avvocato Piero Migliosi. A denunciare l’uomo quattro persone, costituitesi parte civile tramite gli avvocati Ilaria Iannucci e Flavio Mennella, che hanno perso tutto. Uno era stato estromesso dalla proprietà di una ditta di pompe funebri; l’altra aveva pagato oltre 17mila euro per ripianare il debito, per poi scoprire che erano bastati appena per pagare i debiti.

All’uomo si erano rivolti amici e conoscenti in difficoltà economica. Dietro la firma di alcune cambiali si procedeva al prestito: ogni milione di vecchie lire bisognava restituire 100mila lire in più (sì il processo è iniziato quando c’era la lira). Questo entro 90 giorni. Se non si pagava alla scadenza si sommavano gli interessi sulla somma già aumentata. In un anno l’interesse, per il pubblico ministero Mario Formisano, si attestava intorno al 120 per cento.

Le prime rate, in genere, era più facile che venissero pagate. Poi subentravano problemi. L’uomo, secondo l’accusa, agiva in due modi: faceva firmare altre cambiali per una nuova somma in prestito oppure, quando l’affare si faceva interessante, proponeva di entrare in società nell’impresa. Il pagamento delle quote, logicamente, sarebbe avvenuto con la distruzione delle cambiali che attestavano il debito.

Un comportamento normale, da buon amico di famiglia. Visto che molti degli usurati hanno sempre cercato di smussare le accuse mosse all’uomo: “mi ha aiutato, mi ha fatto un favore prestandomi 10 milioni di lire”. L’uomo, che agiva nel comprensorio tra Ponte San Giovanni e Umbertide. Adesso è arrivata la condanna con un calcolo particolare della prescrizione, considerando i fatti più recenti su quelli più vecchi.

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