Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Spoleto

Pieno di gasolio sull'auto privata con le carte carburante dell'Arpa, dipendente nei guai

L'uomo è stato condannato in sede penale per peculato, ma in sede contabile se la cava: "Il danno solo se avesse usato l'auto di servizio per scopi personali"

Utilizza le carte benzina dell’Arpa per fare il pieno nella sua vettura privata. Il dipendente “infedele” viene condannato in sede penale, ma di fronte alla Corte dei conti se la cava: se avesse usato le vetture aziendali avrebbe arrecato un danno all’ente, facendo benzina per sé non c’è danno erariale.

Il dipendente era accusato dalla Procura contabile di di aver fatto il pieno alla sua autovettura utilizzando le carte carburante dell’Arpa. Un danno per l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale dell’Umbria per 1.600 euro. Per lo stesso reato il Tribunale di Spoleto lo aveva condannato per peculato continuato a 2 ani e 9 mesi.

L’Arpa aveva messo a disposizione del dipendente alcune autovetture di servizio che potevano essere utilizzate solo su richiesta al superiore. A ciascun veicolo era abbinata una carta contenente del credito da utilizzare per i rifornimenti di carburante, presso alcuni distributori convenzionati. In sede penale è stato accertato che il dipendente aveva utilizzato le carte fuori dall'orario di servizio e per fare carburante sulla propria auto.

Per la Procura contabile il danno erariale sarebbe pari a 1.600 euro, così quantificato: 200 di danno patrimoniale e un danno da disservizio per 1.405 euro.

Il dipendente non ha mai accettato la proposta di risarcimento e non si è costituito nel giudizio contabile.

I giudici contabili hanno ritenuto che l’Arpa, avendo già ottenuto il risarcimento in sede penale, non avrebbe subito ulteriore danni erariali, quindi la pretesa della Procura contabile è da respingere.

Quanto al disservizio, questo si sarebbe realizzato se il dipendente avesse utilizzato la carta per fare benzina all’auto di servizio, salvo poi utilizzarla per scopi privati.

Avendo fatto benzina alla propria vettura, al di fuori dell’orario di lavoro, si configura solo il danno erariale, già ripagato in sede penale e, quindi, da rigettare. Il danno da disservizio, infatti, “non può fondarsi su prove presuntive o indiziarie poichè deve costituire un pregiudizio economico certo e deve essere fornita prova, da parte del pubblico inistero che il perseguimento di fini diversi da quelli istituzionali abbia comportato una perdita patrimoniale tangibile nelle casse dell’ente, in termini di somme inutilmente spese per perseguire gli obiettivi”.

La condotta del dipendente, per i giudici contabili, non ha “generato una ulteriore lesione patrimoniale” all’ente in quanto “non risulta provato lo svolgimento di un servizio carente delle sue qualità essenziali né contestata alcuna circostanza inerente allo svolgimento del servizio o che abbia causato una comprovata riduzione dell’efficienza”. Ne consegue il proscioglimento del dipendente dalle accuse di danno.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Pieno di gasolio sull'auto privata con le carte carburante dell'Arpa, dipendente nei guai

PerugiaToday è in caricamento