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Cronaca

DONNE IN UMBRIA | Ancora troppi stereotipi umilianti. La ricerca di Aur su lavoro, ruolo in casa, schiaffi e violenze sessuali

la Ricerca in Umbria: assurdo ma vero, Il 41% del campione umbro attribuisce ad un abbigliamento non congruo la provocazione di violenza sessuale.

La diffusione degli stereotipi con sfondo sessuale è presente non solo tra gli uomini ma anche tra le donne seppure in misura minore. I più radicati sono quelli secondo i quali una donna ha sempre qualche responsabilità quando subisce un’aggressione o una violenza sessuale. La donna ancora non è vista esclusivamente come vittima, ma in qualche modo come istigatrice e incitatrice di violenza. è la triste realtà che emerge dal quadro economico sociale 2022 pubblicato da Agenzia umbra ricerche (Aur). La segregazione femminile nelle attività domestiche in contrapposizione al predominio maschile nel lavoro è una roccaforte che stenta a cedere alle tante battaglie sulle pari opportunità e all’evoluzione normativa. Un primo modello stereotipato riguarda il ruolo dell’uomo: la negazione dei doveri domestici,
la sua centralità nel lavoro - intesa come realizzazione personale e come fonte di sostegno economico - , spesso a discapito della moglie, e nelle decisioni familiari.

Nella nostra regione, coloro che non si dichiarano completamente in disaccordo (ovvero pienamente d’accordo, abbastanza d’accordo e poco d’accordo) al fatto che l’uomo sia poco adatto al lavoro domestico ed invece sia vocato al successo lavorativo ed al sostegno economico familiare costituiscono una percentuale che si avvicina al 50%. Meno radicata, invece, è l’idea che spetti all’uomo prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia: l’80% del campione sconfessa tale stereotipo.
Allarmante tuttavia il dato che segnala la trasversalità degli stereotipi che condizionano l’intera popolazione. Anche le donne infatti, pur essendone vittime, sono fonte di stereotipi di genere. 

Nel svolto da Enza Galluzzo, esperta mercato e politiche lavoro, alla domanda “se bisogna dare precedenza agli uomini in situazioni di scarsità di lavoro”, il 28,8% delle intervistate si dichiara non contraria - artificio linguistico che presuppone che non si schierano pienamente in disaccordo con
l'affermazione (e quindi si dichiarano molto, abbastanza o poco d’accordo) - ; il 35% pensa che sia l'uomo a dover provvedere alle esigenze familiari; il 52,2% dichiara che l'uomo è meno adatto ad occuparsi della vita domestica; infine per il 47,4% l'affermazione professionale dell'uomo è più importan svolto da Enza Galluzzo, esperta mercato e politiche lavoro, alla domanda “se bisogna dar precedenza agli uomini in situazioni di scarsità di lavoro”, il 28,8% delle intervistate si dichiara non contraria - artificio linguistico che presuppone che non si schierano pienamente in disaccordo con l'affermazione (e quindi si dichiarano molto, abbastanza o poco d’accordo) - ; il 35% pensa che sia l'uomo a dover provvedere alle esigenze familiari; il 52,2% dichiara che l'uomo è meno adatto ad occuparsi della vita domestica; infine per il 47,4% l'affermazione professionale dell'uomo è più importante di quella della donna.

Le umbre che ritengono accettabili (sempre o in alcune circostanze) atteggiamenti violenti nelle coppie (uno schiaffo ogni tanto e in caso di gelosia) sono relativamente superiori rispetto agli uomini. Ciò contrasta con quanto accade a livello nazionale: mentre i maschi umbri che tollerano l’esistenza di schiaffi nella coppia sono inferiori percentualmente del dato medio italiano, le umbre superano la media nazionale.  Un ulteriore stereotipo, per cui l’Umbria presenta un dato più alto rispetto alla media italiano, riguarda la infondatezza delle denunce delle donne: il 46,6% degli umbri minimizza le accuse di violenza sessualeconsiderandole non veritiere, contro il 41,2% a livello nazionale.

Il 41% attribuisce ad un abbigliamento non congruo la provocazione di violenza sessuale. Sono poi circa un quinto coloro che collegano la responsabilità della violenza sessuale alla poca serietà delle donne e alla loro debolezza nei confronti di droghe o alcol. Inoltre, quasi il 20% svilisce completamente la volontà della donna, ritenendo pretestuoso il suo diniego, che corrisponde in realtà all’accettazione sessuale. Fortunatamente un'alta percentuale - ma purtroppo non la totalità - circa il 94%, in linea con il dato nazionale - riconosce che la costrizione sessuale perpetuata dal coniuge è comunque violenza.

Il rapporto di coppia nella nostra regione è un delicato banco di prova di concezioni ancora troppo legate a visioni poco paritarie e rispettose della dignità delle donne: circa il 5% delle persone accetta, ovvero non è contrario, che un uomo schiaffeggi la compagna ogni tanto o per aver civettato/flirtato con altri. È ritenuto poi accettabile l’atteggiamento di controllo dell’uomo sulla donna, attraverso il cellulare o sui social media.

Come mai questi risultati? Tra le possibili motivazioni di atteggiamenti violenti quella che raccoglie più consensi tra gli uomini - circa tre quarti del totale - è correlata alla diffusione della considerazione delle donne come oggetti, un fatto puramente culturale, che in quanto tale deve essere corretto. Seguono motivazioni connesse a tratti caratteriali o comportamentali maschili. Tra le donne una percentuale molto alta, oltre l’80%, fa riferimento alla rabbia per giustificare le esplosioni di violenza maschili; l’Umbria ed il Friuli Venezia Giulia presentano la percentuale più elevata nel panorama italiano. 

Seguono, con valori non troppo distanti: la considerazione delle donne come proprietà e la necessità di esercitare la propria superiorità. Assimilati a questi c’è l’abuso delle sostanze stupefacenti o alcol. Per uomini e donne i motivi religiosi raccolgono una quota inferiore al 50%.

                                                                                                                                                                              


 

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