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Immagine di repertorio

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Uova contaminate, individuato un altro allevamento in Umbria

Secondo caso in Umbria. "I valori riscontrati sono al di sotto della soglia di pericolosità per l'uomo"

Un altro allevamento avicolo in Umbria sotto la lente dell’Asl. Anche in questo caso le analisi hanno dato esito positivo rilevando alcune tracce dell’insetticita Fibronil nelle uova. L’azienda è in provincia di Perugia, ed è il secondo caso nel giro di 24 ore. Intanto l'assessore regionale alla Sanità, Luca Barberini, spiega che "i valori riscontrati fino ad ora sono al di sotto della soglia di pericolosità per l'uomo, ma tutte le uova che presentano eventuali concentrazioni pericolose di Fipronil vengono distrutte”.

Il primo caso in Umbria risale a ieri, 1 settembre. E sono stati proprio i vertici dell'azienda agricola a denunciare la presenza di Fipronil "in misura modesta e atossica su un nostro campione, sebbene nella nostra Azienda detto prodotto non sia stato mai utilizzato" – avevano specificato, tramite il loro legale.

L'assessore evidenzia che “la situazione in Umbria è sotto controllo, grazie all’intervento tempestivo dei tecnici della Regione, delle Usl e dell’istituto zooprofilattico di Umbria-Marche, che da tempo stanno monitorando la situazione con controlli serrati su tutto il territorio regionale”.

Coldiretti Umbria, per bocca del presidente regionale, Albano Agabiti, precisa: In attesa che si faccia chiarezza sulle reali fonti di contaminazione, l’attività di autocontrollo a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline è un’azione di grande responsabilità dei produttori nazionali che rafforza le importanti rassicurazioni delle autorità sanitarie contro il rischio di allarmismi. Ma l’Italia ha importato 38,1 milioni di chili di uova fresche di galline nel 2016 e ben 11 milioni di ovoprodotti per i quali occorre garantire trasparenza e controlli.”

“Il sistema dei controlli in Italia funziona – continua Coldiretti - ma va sostenuto da un forte impegno sul piano della trasparenza dell’informazione estendendo l’obbligo di indicare l’origine a tutti i prodotti alimentari a partire dagli ovoprodotti ed i derivati e togliendo il segreto sulla destinazione finale dell’import”.

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