All'Università per Stranieri un ospite internazionale. Il rettore Paciullo: "E' un onore averlo con noi"

Perugia incontra uno dei protagonisti della cultura internazionale, Claudio Magris. “Lo abbiamo inseguito a lungo – confessa il rettore Giovanni Paciullo"

Perugia incontra, a Palazzo Gallenga, Claudio Magris, uno dei protagonisti della cultura internazionale. “Lo abbiamo inseguito a lungo – confessa il rettore Giovanni Paciullo – ed è un onore averlo nostro ospite”. E il riferimento immancabile non poteva che essere il corso di interpretariato e traduzione letteraria, attivato alla Stranieri.L’autore di “Danubio” non delude le attese (lo dimostra lo spostamento dell’evento dalla Goldoniana all’Aula Magna per pubblico strabordante) in quanto, intorno al tema “Sul tradurre”, parla nella doppia veste di tradotto e traduttore.

Lo incalza, con palese complicità, la traduttrice Snežana Milinkovic che gli pone alcune interessanti domande: 1. Come definire la traduzione letteraria (forse un processo “empirico”, come sosteneva Mario Luzi?); 2. Quale fedeltà? 3. La libertà del traduttore; 4. Empatia e immedesimazione; 5. Come e perché definire “bravo” un traduttore.

Magris risponde che esistono molti tipi di fedeltà: all’autore, al testo, alla lingua d’arrivo, al pubblico… La questione è come conciliare e come trovare la giusta sintesi tra tutte queste esigenze. Prosegue con esempi tratti dalla propria esperienza di “tradotto” in tante lingue, anche piuttosto lontane dal contesto culturale e antropologico di partenza. Esempi, come per il cinese, di operazione transculturale.

Magris cita Bergman e “Il posto delle fragole”, quando l’anziano protagonista, l’illustre professor Isak Borg, traccia un bilancio degli errori e delle mancanze. La traduzione, appunto, dà per scontato un parziale tradimento o qualche (in)colpevole omissione. A proposito di “libertà”, viene introdotto il concetto di traduzione come operazione creativa, quasi di riscrittura, correttamente effettuata. E, in molti casi, inevitabile o addirittura auspicabile. Tradurre, dunque, come “trans-ducere”, ossia traghettare, smentendo il detto “tradurre è tradire”.

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Infine: esistono autori intraducibili? Si citano Borges e Proust. Osservazione dell’Inviato: quanto è facile, invece, tradurre la limpida grazia di un autore come il “nostro” Sandro Penna. Conclusione, sulla quale tutti concordano: “Tradurre è operazione impossibile, ma necessaria”. Grande evento, grande qualità. La Vetusta va orgogliosa di partecipatissime occasioni di questo livello.

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